Apologies for interrupting your experience.

This publication is currently being maintained by the Magloft team. Learn more about the technology behind this publication.

Manage your subscription to this publication here or please contact the publisher Fingerpicking Digital Edizioni for an update.

Logo

Fingerpicking Digital Edizioni

Home
Articoli
Libri
Log in
Category Cover

Editoriali

article-item
È online “Chitarra Acustica” n. 01/2020

È online il numero 01/2020 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali. La cassa veloce (di Reno Brandoni) – Molti di voi sanno di cosa parlo. La vita del musicista in parte si svolge all’interno di un supermercato. Almeno la mia. Non avendo orari fissi di lavoro, il tempo può essere gestito con flessibilità e così, di solito, l’onere dell’approvvigionamento ricade sui più ‘fannulloni’, quelli che nella loro vita hanno imparato l’arte e non l’hanno messa da parte. È vero, anche gli impiegati e i professionisti, obbligati da orari perentori, si dedicano a questa attività. Alcuni con piacere, altri costretti dalla moglie – solitamente il sabato – che pretende una più partecipata condivisione della vita familiare. Ma questi ultimi li riconoscerete subito: sono comunemente quelli dal carrello con la ruota difettosa, annunciati dal rumore fastidioso che generano durante il percorso, accompagnati dal brontolio della compagna ed evitati per l’imponderabilità della traiettoria del loro mezzo di raccolta. La differenza evidente tra le due specie di homo domesticus si percepisce dalla quantità di prodotti che giacciono nel carrello. I primi, i ‘nullafacenti’, hanno pochi articoli: giusto il necessario per completare la giornata; gli altri, invece, si muovono raccogliendo il necessario per l’intera settimana o – peggio – per uno o più mesi, vista l’incalcolabile quantità di mercanzie che trascinano a fatica verso le casse per saldare il loro debito. Finalmente, le casse. Per noi, supermarket addicted, il momento del pagamento è cruciale: è l’attesa snervante, che ci fa sentire dilapidatori di tempo essenziale. Il giro tra gli scaffali, lo viviamo in maniera produttiva: è un momento di ricerca e analisi, che ci rende partecipi del consumismo e della società, che spesso dimentichiamo persi dietro alle nostre chitarre. Diciamo che è una momentanea immersione nella realtà. La sosta per il pagamento, invece, trasforma in ansia e nervosismo questa quotidiana abitudine, rendendola insopportabile e spesso impraticabile. Lo spirito del commercio, come sapete, non si arrende. E analizza con precisione ogni bisogno, pronto a soddisfarlo per rendere l’esperienza della spesa la più piacevole possibile. Ecco allora l’invenzione del secolo, la ‘cassa veloce’, accompagnata da un sottotitolo che farà comprendere a tutti come sia stata inventata esclusivamente per noi adepti quotidiani alle spese essenziali: «max 15 pezzi». La distinzione tra pezzi e articoli deve essere ben chiara a tutti. Se prendo tre pacchi di fusilli, sono tre pezzi, nonostante si riferiscano a un solo e unico ‘codice articolo’. Questa precisazione è essenziale, perché spesso le nostre ‘casse veloci’ sono assaltate da furbetti, che trovano le mille e una scusa per rendere compatibili i loro acquisti con l’imperativa selezione ordinata da quel «max 15 pezzi». C’è il tipo dell’uno in più: «Quindici o sedici che differenza fa?» Fa, fa! E ci sono quelli che viaggiano ‘borderline’, sollevando delle eccezioni che mettono in discussione tutto il sistema: «La confezione con sei bottiglie di acqua è un pezzo o sei pezzi?» Le teorie si dividono in vari teoremi: c’è chi sostiene che vale il numero di barcode sparati, che in questo caso sarebbe unico; c’è invece chi ribadisce la teoria dei pezzi: sei bottiglie sono sei pezzi. Le eccezioni rappresentano varchi alle regole: se non si può confermare un principio, allora tutte le violazioni del principio stesso sono valide. C’è anche chi interviene sostenendo che a questo punto il pacco da centocinquanta cotton fioc non potrebbe mai essere acquistato; ma viene subito ignorato per il fatto che… è un bassista: lo si capisce dalla statura, dalla curvatura della schiena e dalle osservazioni che fa… ovviamente ‘fuori tempo’. Nel supermercato che frequento si è creata una specie di ‘dogana’: un controllo attento ai carrelli della spesa che si avvicinano alle casse veloci, cercando di portare ordine e disciplina all’interno del market, e rendendo meno traumatica l’esperienza del pagamento. Per quanto impegno ci si metta, però, il risultato è modesto per mancanza di un’autorità che punisca severamente i trasgressori. Così, soprattutto il sabato, le file di carrelli con ben più dei quindici pezzi permessi si affollano davanti alle ‘casse veloci’, rendendo inutili i disperati comunicati della dirigenza del luogo: «Apre cassa 4», «Cassa 7 è libera». I carrelli sono tutti in fila per godere di quel rivoluzionario sistema di pagamento e per dimostrare che, in barba alle regole, nessuno potrà ostacolare un diritto se il divieto non è giuridicamente sancito e disciplinato. Perdendo di vista il più importante e fondamentale principio della nostra civiltà: l’educazione. L’eloquente esempio delle ‘casse veloci’, si può applicare a molti dei momenti che viviamo nella nostra confusa quotidianità. Quest’estate ero tra il pubblico durante un fantastico ed emozionante concerto. Era pomeriggio e il concerto, gratuito, si teneva in una romantica laguna al calar del sole. Tutti in silenzio seduti a terra, eravamo in trance catturati dalla musica, quando un signore – neanche tanto giovane – si è posizionato al centro della platea. In piedi e con le braccia conserte, osservava beato la performance. Una gentile ragazza dell’organizzazione si è avvicinata e, con fare elegante, gli ha chiesto gentilmente di spostarsi e sedersi. Il signore, sgarbatamente, ha domandato alla ragazza chi era lei, per poter dare a lui quell’ordine. Nessuna legge gli impediva di stare in quella posizione, pertanto non si sarebbe spostato. Si vedeva che il signore era molto ‘colto’: doveva avere a casa almeno la connessione a Internet da 1 gigabyte e uno smartphone sempre connesso, con almeno 50 gigabyte di traffico garantito. La ragazza si è rotirata in buon ordine, con le guance rosse per la vergogna. La distinzione tra regola e diritto è fondamentale: la prima ha a che fare con la morale e l’etica; la seconda con il divieto e il permesso. Ora, dire che ciò che non è vietato è permesso, può risultare ‘saggio’, ma spesso è inopportuno. Laddove il limite diventa impraticabile, bisognerebbe introdurre le regole del buon senso e del rispetto, che mi pare si siano smarrite da tempo. Reno Brandoni L'articolo È online “Chitarra Acustica” n. 01/2020 proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
Martin copia Eko?

Al Winter Namm Show 2020 Martin ha presentato la SC-13E, un modello davvero particolare e ricco di innovazioni concettuali: cassa asimmetrica, X-Bracing sul fondo, manico smontabile e regolabile, forma del corpo particolarmente ergonomica e con accesso facilitato al fondo della tastiera. Se Martin, che di fatto da sempre stabilisce il ‘termine di paragone’ quando si parla di chitarre flat top, è costantemente alla ricerca di innovazioni, non può che essere un fattore importante e stimolante per tutto il comparto. Ma… c’è un ‘ma’ ovviamente… Il sistema di fissaggio e allineamento del manico, denominato Sure Align Neck System e sviluppato da una terza parte, probabilmente frutto dello sviluppo dei progetti di Babicz acquisiti da Martin tempo fa, nel nostro paese ha immediatamente ‘ricordato’ a molti il sistema FastLOCK sviluppato da Eko e montato sulla serie MIA, ma non solo, per parecchi anni. L’inventore del FL – e depositario del brevetto internazionale – Remo Serrangeli, non è certo uno che le manda a dire e da settimane, su social e siti vari, sta esprimendo una certa ‘irritazione’ in merito. In attesa di poter mettere le mani sulla chitarra in questione e poter esprimere un parere ‘sensato’ (ma difficilmente se ne parlerà prima dell’estate) una certa curiosità al riguardo mi ha spinto ad approfondire un po’ l’argomento. Anzitutto bisogna ammettere che Martin ha messo pochissime informazioni sull’argomento in rete, e soprattutto nessuna specifica tecnica. Sicuramente dipende dal fatto che il sistema è ancora Patent Pending, quindi in corso di deposito, e hanno voluto tutelrsi in questo senso. Da quel poco che sono riuscto a sbirciare in rete su foto e video promozionali, l’idea che mi son fatto è che le similitudini siano tante quante le differenze: una su tutte l’utilizzo di uno shimmer di spessore variabile da posizionare sotto il tacco per la variazione dell’angolo del manico. Certo la curosità è molta, non vedo davvero l’ora di metterci le mani sopra… Mario Giovannini L'articolo Martin copia Eko? proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
È online “Chitarra Acustica” n. 02/2020

È online il numero 02/2020 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali.   Se guardi Sanremo non vai all’inferno Ogni anno la stessa storia: il Festival di Sanremo ha la capacità di dividere uomini e opinioni. Questa divisione non è frutto di una mediazione ponderata, o di un’analisi dei pro e contro di uno o dell’altro schieramento. È una spaccatura netta, frequentata dai favorevoli o dagli assolutamente contrari. Le motivazioni non sono comprensibili: si difende la propria idea utilizzando affermazioni o dinieghi che non hanno alla base concrete e argomentate motivazioni, ma semplici esternazioni in cui si afferma la propria scelta come la migliore, e quella altrui come la peggiore. Anzi, deprecabile e ingiustificabile. Prendere posizione significa ottenere il cinquanta per cento di consensi, ma altrettante contestazioni. Perché è proprio così: l’Italia si spacca di fronte a questo evento esattamente a metà, dimenticando problemi più ‘ameni’, come la prescrizione, il costante declino del nostro PIL, il virus appena arrivato fresco fresco dalla Cina… dove tutti, pochi mesi fa, siamo andati a cercare chitarre ed emozioni. Per queste ultime, bastava spostare la fiera di Shangai di qualche mese per rischiare di portarne a casa in quantità… Ma io sono uno di quelli che segue con curiosità e piacere l’evento sanremese. E non è colpa dell’età: questo piacere lo coltivavo anche da giovane. Infatti, quand’ero un ribelle scapestrato – e poco sono cambiato da allora – condividevo con gli amici questa tre giorni (all’epoca erano solo tre le giornate) e tra focaccia messinese, arancini e birra, si discuteva e si costruivano pronostici. Era l’occasione per un nuovo incontro. Una sorta di secondo tempo del Natale. Una piacevole ripresa delle festività appena passate, in cui ci si vedeva per il piacere di stare insieme, fomentando e analizzando quelle polemiche che da sempre hanno accompagnato il festival. L’evento era l’attrazione, la musica il contorno, forse l’alibi che offriva concitati argomenti di confronto. Dopo tanti anni non è cambiato nulla. Non tutto è stato rose e fiori: ci sono stati momenti tristi, molto tristi, da dimenticare; così come episodi e canzoni di grande livello e personaggi indimenticabili. Perché allora etichettare tutto come negativo o positivo? Si finisce come in politica, dove si ragiona per correnti e non per idee, ignorando il bene e il male che c’è in ognuno di noi. Il festival non pretende di competere con i concerti brandeburghesi di Bach o le improvvisazioni di Keith Jarrett a Colonia. È solo un modo per farci ascoltare un po’ di musica, alcune volte scadente, altre volte di buon livello, arricchita da storie, polemiche, curiosità e pettegolezzi. Certo, quest’anno non ho goduto delle peripezie tecniche di qualche emulo di Tommy Emmanuel o del tapping ritmato di qualche nostalgico di Michael Hedges. Per fortuna… Ma… devo confessare che mi ha molto divertito la spensieratezza di Francesco Gabbani, l’estrosità di Achille Lauro, la personalità di Tosca, l’arroganza di Morgan, la melanconia di Jannacci figlio. Insomma tutti hanno avuto un ruolo e tutti si sono messi in gioco, regalando a questo paese un po’ di leggerezza, di cui da tempo si sentiva bisogno. Grazie Sanremo, al prossimo anno. E buon fingerpicking! Reno Brandoni L'articolo È online “Chitarra Acustica” n. 02/2020 proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
Detrazioni in musica

La Legge di Bilancio 2020 introduce ai commi 346 e 347 la detraibilità del 19% per un importo non superiore a 1000 euro di spese sostenute, anche nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico, da contribuenti con reddito complessivo non superiore a 36.000 euro per lo studio e la pratica della musica di ragazzi tra i 5 e i 18 anni, presso conservatòri di musica, istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica (AFAM), cori, bande e scuole di musica riconosciute da una pubblica amministrazione. La detrazione spetterà dall’anno di imposta in corso alla data del 1° gennaio 2021. È un risultato importante che va nella direzione di porre lo studio e la pratica musicale, almeno fiscalmente, al pari di quella sportiva, che da sempre gode di queste agevolazioni. Inoltre questo emendamento agisce nella direzione di un investimento sia socio-culturale che economico: da un lato infatti favorisce l’esperienza libera, creativa e artistica, attraverso la musica, delle nuove generazioni; dall’altro incentiva le famiglie a scegliere realtà riconosciute, riducendo i fenomeni di evasione fiscale. Si è arrivati al risultato di oggi grazie soprattutto alla spinta dell’ARCI Nazionale e dei senatori Vasco Errani e Loredana De Petris, oltre al deputato Claudio Mancini, che l’hanno presentato e difeso, e al Ministro dell’economia Roberto Gualtieri che ne ha dato parere favorevole. (fonte: http://forumeducazionemusicale.it) Sulla carta una piccola, grande vittoria… Anche se mi lascia qualche perplessità: in molte scuole di musica comunali e/o parificate era già previsto uno sconto del 50% circa per le famiglie a basso reddito. Le due cose si andranno a sommare, oppure la nuova normativa sosituià quella precedente? Al momento, da una veloce indagine in rete non sono riuscito a scoprire molto, perché i tariffari per l’anno 2020 non sono ancora disponibili su nessun sito delle varie scuole. Se qualcuno ha notizie aggiornate, come sempre mi farebbe piacere approfondire il discorso sulle pagine del nostro sito. Mario Giovannini L'articolo Detrazioni in musica proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
È online “Chitarra Acustica” n. 03/2020

È online il numero 03/2020 di Chitarra Acustica, di cui potete leggere l’editoriale di presentazione e che potete sfogliare, scaricare o richiedere nella sua versione cartacea su fingerpickingshop.com o nei migliori negozi di strumenti musicali. Ai tempi del virus Conoscete l’arte del kintsugi? Di solito, quando si rompe qualche cosa la gettiamo via. La pratica giapponese del kintsugi fa l’esatto opposto: evidenzia le fratture e le impreziosisce aggiungendo valore all’oggetto rotto. Questo risultato si ottiene riunendo i pezzi e ricostruendo l’oggetto, utilizzando oro o argento liquido ed evidenziando le nuove nervature create. Non si nascondono le cicatrici, anzi le si esaltano dopo averle impreziosite con il metallo pregiato. Così ogni pezzo riparato diviene unico e irripetibile, per via della casualità con cui la frattura si realizza. È un’arte magica, che dà valore alle cose che altrimenti non avrebbero più valore ma verrebbero scartate, dimenticate, eliminate. In momenti come questi, in cui le nostre certezze vengono frantumate da eventi imprevedibili e ingestibili, l’arte del kintsugi non può che offrirci una buona occasione di riflessione. Non tutto quello che sembra ‘andato a pezzi’ risulta veramente così: può diventare un passaggio indispensabile, di cui certamente faremmo tutti a meno, ma che può regalarci un attimo di riflessione per comprendere la fragilità di un sistema basato sull’indifferenza, sul consumismo, sulla frenetica ricerca dell’apparire. L’evento che sta sconvolgendo il nostro quotidiano limita proprio la parte più esibizionistica del nostro vivere, distruggendo il concetto essenziale della libertà: la condivisione. Quando tutto sembra perso, la riorganizzazione del proprio tempo diventa ricchezza. Trasforma il convulso vivere in un riflessivo spazio alla ricerca di essenza e piacere. La condivisione che credevamo perduta si è solo trasformata: le famiglie tornano a spendere il loro tempo con i figli, si rispolverano libri e strumenti musicali, l’aberrazione del nulla si riempie di inimmaginabili stimoli. Idee che cambieranno forse per sempre il nostro futuro e il nostro modo di vivere. Superato lo sconforto ci si riorganizza. Mia figlia, che lavorava come insegnante di sostegno a Milano, ha temporaneamente abbandonato la scuola per i motivi di cui tutti siamo a conoscenza. Ieri pomeriggio, utilizzando una macchina da cucire che gli avevamo regalato, ha realizzato una custodia per il suo Kindle, recuperando così una meravigliosa arte forse dimenticata, ma sicuramente sottovalutata. Le ho chiesto di realizzarmi un portapenne, e questa sera mi ha mandato una foto del prodotto richiesto, dimostrando manualità e gusto. Pur se non possiamo vederci di persona e non possiamo passare la nostra giornata insieme, io da Bologna e lei da Milano abbiamo iniziato a condividere parte del nostro tempo e delle nostre idee, come forse non avevamo mai fatto. Così nascono i progetti. Ogni disastro diventa un’opportunità e si cresce, nonostante il dubbio e l’incertezza del quotidiano. Ho visto, in giro per i social, tanti amici rimboccarsi le maniche utilizzando il loro tempo per completare lavori sospesi, o concedersi l’occasione della vita realizzando un desiderio tenuto sepolto per tanto tempo, come quello – per esempio – di imparare a suonare uno strumento. Il tutto accompagnato da un entusiasmo che credevo perduto. Questo periodo oscuro finirà, lasciando per strada i cocci di un’esistenza turbata e sconvolta. Starà a noi raccogliere i pezzi e, come nella tecnica kintsugi, legarli insieme con la cosa più preziosa che possediamo: il nostro tempo. Così il futuro non sarà ‘pianto e stridore di denti’, ma gioia e speranza e – soprattutto – consapevolezza. Una lezione che non dimenticheremo mai… almeno si spera. Buon fingerpicking! Reno Brandoni L'articolo È online “Chitarra Acustica” n. 03/2020 proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
La musica ai tempi del COVID-19

Difficile commentare il momento che stiamo vivendo… Soprattutto il comparto musicale è stato colpito duro, in maniera senza precedenti. Già non si vedevano ‘vacche grasse’ da un po’, ma il completo annullamento dei concerti e la chiusura delle scuole è davvero una mazzata epocale, che lascia tramortiti. Che va a colpire soprattutto chi di musica (soprav)vive per passione e non certo per arricchirsi. In questa valle di lacrime qualche segnale positivo si riesce a (intra)vedere: in molti si sono – o si stanno – attrezzando per la didattica on line. Rendendo accessibili docenti altrimenti ‘inarrivabili’ per distanze geografiche improponibili. Anche l’iniziativa del Nuovo IMAIE mi sembra degna di nota, con provvedimenti diretti al sostegno economico concreto degli artisti in difficoltà: una somma elevata e senza precedenti è quella che il Nuovo IMAIE stanzierà in favore di tutti i soci e i mandanti, ovunque risiedano, che hanno dovuto annullare gli spettacoli per contrastare la diffusione del coronavirus. Dal 23 marzo al 23 aprile prossimi, tutti gli artisti coinvolti potranno presentare la domanda di accesso al Fondo. Completata, nel frattempo, la prima fase del sostegno, che prevedeva l’erogazione di 1000 euro una tantum agli artisti residenti nella Zona Rossa indicata nel Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020. Per rimanere aggiornati, consultate spesso il sito del Nuovo IMAIE (www.nuovoimaie.it) e i suoi canali social. L’offerta di concerti in streaming, gratuiti, sta aumentando in maniera esponenziale… Visto che bisogna stare a casa, approfittiamone. Una cosa è certa: tutti questi musicisti, segregati in casa per mesi, alla fine dell’emergenza ci sommergeranno di nuova creatività e produzione di alto livello. Speriamo solo di non dover aspettare troppo… Mario Giovannini L'articolo La musica ai tempi del COVID-19 proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
È online “Chitarra Acustica” n. 04/2020

Numero Speciale Gratuito – Consultabile e scaricabile dalle piattaforme digitali: WEB: https://fingerpicking.net/digital o attraverso le APP fingerpicking.net – Digital Edizioni Io suono dunque sono (di Andrea Carpi) – Vorrei iniziare citando un’osservazione che Giovanni Pelosi, che è anche un medico, ha postato su Facebook un paio di settimane fa: «Scusate, ma devo dirlo. “Andrà tutto bene” è orribile. Mi sembra un insulto alle vittime e alle loro famiglie. Una manifestazione di illimitato egoismo di chi spera di farcela: non potrà andare ‘tutto’ bene, non più, dopo la prima vittima. Suggerirei di metterla in un altro modo: “Finirà!”» Qualcuno poi nei commenti ha suggerito “Passerà”, altri di aggiungere un ‘presto’, perché «‘finirà’ da solo può apparire apocalittico». D’accordo: «Finirà presto!» Questo per dire che purtroppo, al di là di ogni retorica, quando questa tragedia veramente finirà, non dovremo dimenticare in primo luogo chi non ce l’avrà fatta – tra cui dobbiamo contare negli ultimi giorni vittime illustri a noi vicine, come i venerandi maestri Bucky Pizzarelli e John Prine – e poi i parenti delle vittime e tutti coloro che sono rimasti in prima linea per contrastare l’emergenza sanitaria, o per garantire servizi essenziali per la collettività. Lasciando agli altri il compito, comunque utile per tutti, di restare a casa. Senza dimenticare le ricadute economiche e sociali che tutto questo comporterà. Che la faccenda fosse seria si è cominciato ad avvertire relativamente presto. Anche noi di Chitarra Acustica, durante la lavorazione degli ultimi due numeri, abbiamo notato una maggiore difficoltà a raccogliere idee e materiali per completare la rivista. Evidentemente in ragione di un crescente clima di preoccupazione, fino ad arrivare alle prime manifestazioni dal vivo annullate, ai primi concerti rinviati e in generale alle minori occasioni di incontro. Così, subito dopo la chiusura del numero di marzo, ho mandato un’email ai collaboratori abituali e a quelli saltuari, ai fiancheggiatori e ai collaboratori storici che la vita ha portato verso altri impegni, per cercare di motivarli a una partecipazione più attiva. Le prime risposte hanno cominciato ad arrivare. Ma la mossa decisiva si deve a Reno Brandoni, nella sua veste di editore, che ha lanciato l’idea di un numero speciale di aprile, in cui raccogliere i liberi contributi di un largo numero di amici chitarristi, collaboratori e addetti ai lavori, per testimoniare la vicinanza, la coesione e la passione della nostra comunità in questo momento di difficoltà. Un numero da distribuire gratuitamente su tutte le piattaforme digitali e – nel caso si riesca a mandarlo in stampa, cosa non certa in questo frangente – da consegnare agli abbonati e agli addetti ai lavori. È partita così una seconda email, verso un indirizzario più folto, e la risposta è stata immediata e copiosissima. Tanto da permetterci di realizzare tutto un numero monografico, frutto degli interventi di quarantotto ‘grandi amici’, più quelli di noi tre ‘interni’, Reno, Mario ed io. Un numero da leggere tutto di un fiato, commovente, scritto con i cuori in mano. In questo momento epocale, seppure nella nostra ‘nicchia della nicchia della nicchia’, come direbbe Stefan Grossman, un numero per noi epocale. Andrea Carpi Numero Speciale Gratuito – Consultabile e scaricabile dalle piattaforme digitali: WEB: https://fingerpicking.net/digital o attraverso le APP fingerpicking.net – Digital Edizioni L'articolo È online “Chitarra Acustica” n. 04/2020 proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Andrea Carpi
article-item
Insieme come un tutt’uno

Ho fatto uscire il mio nuovo album Azwan, dedicato alla nostra unità e interconnettività, nel mezzo di una crisi globale ‘unificante’. Dopo aver trascorso gli ultimi anni fuori dal circuito dei concerti, per poter lavorare meticolosamente ad Azwan, che è preceduto da un libro di accompagnamento, Pierre Bensusan Guitar Collection, entrambi destinati a essere promossi con un lungo tour di 110 date negli Stati Uniti e in Canada dal 7 marzo fino a luglio, improvvisamente mi sono ritrovato di nuovo a casa sul suolo francese, avendo dovuto staccare la spina dopo una settimana di concerti a causa dello scoppio del Coronavirus. L’intero tour è stato riprogrammato nuovamente per il 2021. Fino ad allora, spero che gli appassionati di musica possano scoprire i dodici brani contenuti nel CD, coprodotto dalla leggenda della chitarra jazz francese Jean-Marie Ecay e da me stesso, per la mia etichetta 3DADGAD Vision distribuita da MVD Entertainment Group. La pandemia globale del COVID-19, che ha intrappolato l’umanità, sottolinea l’unicità del nostro mondo e la nostra interdipendente connettività. Questo è praticamente il mio messaggio e il significato che sta dietro ad Azwan. Nel corso della mia vita, ho sperimentato l’unità a fasi alterne, essendo più o meno consapevole dell’impatto e dell’influenza di ogni azione sull’intero universo. Col passare del tempo, mi sento sempre più connesso con tutte le persone, gli animali e universalmente con l’intera natura. Poiché siamo tutti collegati, la mia intenzione è che ogni azione e comportamento contribuisca, sostenga e aggiunga valore alla nostra interconnettività, specialmente attraverso la mia musica. Mi sembra come un processo di nutrimento, o persino di guarigione, per me e per coloro con cui condivido questi nuovi brani musicali. La musica dell’album è contemplativa, malinconica ed eseguita attraverso un’ispirazione radicata nella natura. Il concetto di Azwan deriva dall’osservazione delle api, quegli insetti solari che lavorano nell’oscurità insieme come un tutt’uno, e dall’osservazione degli stormi di uccelli che volano e danzano insieme come un tutt’uno. È stata una stimolante rappresentazione simbolica del continuum della musica. Quando si vede la parola azwan scritta, potrebbe evocare un luogo, una città o uno stato d’animo, ma quando la si sente pronunciare ad alta voce, suona come as one. Ho contemplato tutti questi nuovi brani per anni prima di registrarli, prendendo tempo per consentire a tutte le note di unirsi come un tutt’uno. La musica che suono sfida i generi e unisce i generi, trasformata in una mia alchimia. Mi sento come un cantastorie, che usa il linguaggio espressivo e lirico della chitarra acustica e la vocalizzazione eterea per attrarre, colpire e trasportare. Azwan è principalmente un album strumentale solista, in cui la chitarra è concepita come un’orchestra che esegue allo stesso tempo melodia, bassi, accordi e contrappunti. A questo ho aggiunto alcuni elementi vocali, una canzone scritta con mia moglie Doatea e diverse collaborazioni con musicisti ospiti, Christophe Cravero alla viola e al violino, Stephane Kericky al contrabbasso, e Jean-Marie Ecay che si unisce a me in un duetto. Come i due terzi dell’umanità, mi ritrovo in isolamento nella mia casa in campagna, a un’ora da Parigi. Mi rendo conto che la vita che conduco è praticamente la stessa che in tempi ‘normali’, quando non sono in tournée: sto a casa, suono, scrivo, registro, guardo film, cucino, mangio, leggo, insegno, gioco con il mio cane, cammino in campagna, faccio qualche esercizio fisico e dormo un po’. Come per tutti i miei colleghi, i miei spettacoli sono stati tutti cancellati e i tempi a venire saranno difficili dal punto di vista finanziario, almeno fino a settembre, quando dovrei tornare in tournée in Cina. Tuttavia, ho ricevuto la benedizione di alcuni mecenati negli Stati Uniti che mi hanno gentilmente offerto del denaro per farmi passare questi momenti difficili. Di recente, diverse persone, appassionati e impresari mi hanno invitato ad adattarmi alla situazione e a fare concerti dal vivo in streaming. In tempi normali non mi sento di sostenere questo mezzo, e preferisco continuare a incoraggiare le persone a partecipare agli spettacoli dal vivo, altrimenti il cerchio virtuale potrebbe chiudersi e vincere su tutta la linea. Certo, questo è un momento straordinario e apprezzo il fatto che molti di noi, me compreso, debbano cercare altri introiti per compensare tutte queste cancellazioni di concerti. Quindi le cose potrebbero cambiare nel prossimo futuro, e penso di rafforzare la mia presenza sui social e pubblicare più video in diretta. Ma devo anche ammettere che trovo difficile suonare un’intero concerto senza sentire il respiro di un vero pubblico in sala… Per il momento, mi piace rivisitare vecchie mie incisioni e approfondire la conoscenza e la concezione dei brani del nuovo album, oltre a lavorare su materiale nuovo. È stupefacente per me il fatto che stiamo attraversando qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima, perlomeno durante la mia vita. Lo elaboreremo sicuramente nei manuali di storia, tuttavia non esattamente nel migliore dei modi. Da un punto di vista più complessivo, stiamo ricevendo un campanello d’allarme e una rivelazione universali! Si spera che modificheremo il nostro software generale di comportamenti e relazioni nei confronti di questo pianeta e del nostro prossimo, e che ne verremo fuori più forti. Ma non sono sicuro che i nostri leader abbiano davvero inquadrato il corso degli eventi… È giunto il momento per delle buone guide, coraggiose, oneste e ispirate! Penso a tutti coloro che hanno perso la vita o qualche persona cara, e mi chiedo quando e come la nostra umanità ne uscirà, sperando solo che tutti possiamo superare il momento e forse trarne qualche insegnamento. Non nasconderò che questa situazione mi rende ansioso e, tuttavia, mi sorprendo del fatto che resto calmo e sereno per la maggior parte del tempo. Mi sento fortunato ad avere la musica nella mia vita, con la mia famiglia attorno o non lontano, tutti ancora in buona salute, e con i miei amici e fan a cui devo così tanto. Se la mia vita fosse destinata a fermarsi domani, sentirei comunque di essere stato benedetto e proverei gratitudine per ciò che l’universo mi ha riservato. Dovrei essere in tournée in Italia a novembre di quest’anno… Se così fosse, non vedo l’ora di vedervi in giorni migliori. Nel frattempo, vorrei che rimaneste ottimisti, al sicuro e in salute. Con affetto e tanti abbracci virtuali. Pierre Bensusan L'articolo Insieme come un tutt’uno proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
Il mondo respirava a fatica

Poi fu silenzio e fiori di ciliegio coperti di neve. Due cose imprevedibili. Nessuno aveva memoria di un evento del genere, forse solo i più anziani avrebbero potuto raccontarci le follie delle stagioni. Avrebbero potuto raccontarci… Perché quel silenzio, quell’altro imprevedibile evento, aveva nascosto a molti il piacere dei ricordi, facendoci dimenticare le parole: anziano, saggio, esperto, sapiente. Nel tempo avremmo anche dimenticato il perché di quelle chitarre lasciate distese sul divano, come appena suonate, abbandonate senza ordine e senza cura. Il silenzio è un rumore distratto, che non ricorda il come e il quando ma sussurra disattento sottovoce, impreciso e inadatto. Il Papa parlava, e noi con le lacrime agli occhi ascoltavamo. Abbandonava la finestra per scendere tra la gente, ma la gente non c’era, scivolata nel buio, persa nel silenzio, nascosta nella paura. Dylan cantava di un omicidio disgustoso e il mondo respirava a fatica cercando l’assassino. Il mondo respirava a fatica cercando di sfuggire al suo destino. Il traghetto fermava le macchine, l’aereo i motori e il treno frenava il suo istinto. Così le distanze diventavano infinite, incolmabili. E l’Europa sghignazzava, l’Europa piangeva, l’Europa non esisteva. I bambini cantavano canzoni alla moda cambiando le parole. Seminavano ascolti e raccoglievano consensi. Vestito di blu, l’uomo al potere faceva lo stesso, mascherando un sorriso, metà intriso di soddisfazione, metà di sgomento. Mentre le prigioni esplodevano, quell’altro uomo rideva, si compiaceva della punizione. Il destino è nelle mani di ognuno, lo puoi conservare o te lo puoi giocare, ma non lo puoi riscattare. L’uomo, ora stretto in una camicia di forza, gioiva del suo vestito bianco, colore immeritato, come per una sposa già violata. E con la falce in mano, balbettava che ogni vittima varrà un perdono, ma una vittima non vale un condono. Le file di persone sembravano non finire, si formavano per ogni cosa. I carrelli circondavano i supermarket ed era come andare alla Mecca: giri lenti e silenziosi, in attesa del proprio turno, immersi nell’unico corridoio per la salvezza del corpo e dello spirito. E c’era il vecchio che rideva e saltava la fila. Lui aveva fatto la guerra, lui aveva combattuto e vinto – forse no, non ricordava bene – ma si era salvato, aveva vissuto e mai si era arreso. Il vecchio saltava e gridava: «Non è ora della fine, non è ora che debba finire!» Le sirene suonavano, venivano a prenderlo, per non permettergli di toccarci, per impedirgli di saltare. I camion dell’esercito trasportavano da una città all’altra i ricordi spenti, per renderli cenere, perché il vento ne avesse cura. Visto che gli uomini non ne erano più capaci. Sospirava il bassista ubriaco, affacciato alla finestra: suonava una sola nota, sempre la stessa, e il canto si levava, corale e maestoso, per ricadere sordo, rimbalzare muto e svanire per sempre. Poi iniziarono a sparire anche i giovani, e i sorrisi diventarono mesti. Oltre il passato e il presente, stavamo perdendo anche il futuro. Tentarono di trattenerlo con promesse e pentimenti, ma lui non ne volle sapere. Fuggì via in cerca del diverso, di quello inutile, dimenticato, che non aveva niente da perdere e niente da sognare. L’unico da salvare. Si strinsero allora le mani, dimenticando il divieto imposto, per tornare a sentirsi uniti. Ritornarono gli abbracci da tempo evitati e distanti. Si riavvicinarono le bocche, riaprendosi al desiderio e alla passione. Si smise di fuggire per rincontrarsi. Piangendo l’uno sulla spalla del l’altro. Il mare si placò fermando la sua tempesta. E il vento si appoggiò sul colle a osservare. Qualche nuvola passò, e pianse per un po’… Reno Brandoni L'articolo Il mondo respirava a fatica proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
I consigli dell’ ‘esperto’

(di Mario Giovannini) – Tralasciando per un attimo l’impatto emotivo del momento contingente che stiamo vivendo, come se fosse possibile spegnere premendo uno switch (magari a pedale) l’empatia che rende – o dovrebbe rendere tale – l’essere umano, l’impatto del lockdown, dell’isolamento sociale non è facile da assorbire. Anche se si continua a lavorare da casa o, quanto meno, se ci si prova, è necessaria una certa ‘solidità’ mentale per non farsi prendere dall’ignavia. Cinque anni fa, quando ho lasciato l’ultimo incarico come direttore responsabile di una testata (in realtà sono stato accompagnato alla porta, neanche tanto gentilmente, dalla nuova proprietà), ho cominciato a lavorare quasi esclusivamente da casa, incrementando una serie di collaborazioni che già avevo in piedi come free lance. Inoltre, nell’ultimo anno mi sono trasferito in campagna, in una casa in mezzo al nulla. Con queste premesse, ovviamente, il lockdown non ha avuto grosse conseguenze sul mio stile di vita e sui miei ritmi lavorativi. Ma, confrontandomi spesso con amici e conoscenti che fanno un lavoro simile al mio, mi sono reso conto che, se non si è preparati, è una realtà non semplice da affrontare. Non per tutti almeno. Sulla carta è bello e facile lavorare da casa. Ti alzi quando vuoi, fai quello che vuoi quando vuoi, senza tempistiche e senza ritmi frenetici. Senza pressione. In realtà finire sul divano in pigiama, davanti alla TV e accorgerti che è passata una settimana senza aver concluso nulla è un attimo. Davvero. Soprattutto se si lavora per obbiettivi, con consegne stabilite senza confronti costanti. Si sprofonda nel paradiso del procrastinatore, per ridursi a fare delle tirate assurde nelle ultime 24 ore oppure, più tragicamente, a mancare le consegne. Ci vuole disciplina! Ma come, anche a casa? Soprattutto! L’uomo è un animale abitudinario, che ha bisogno di una routine di base su cui appoggiarsi. Prendere cattive abitudini è un attimo, ma per perderle ci vuole una vita. E non sto parlando dell’eroina, eh… Ecco qualche suggerimento utile, dettato dall’esperienza e ricavato da tanti errori: Puntate la sveglia al mattino. Non dico di svegliarsi all’alba tutti i giorni, ma almeno in un orario che sia un buon compromesso tra non essere suonati come una campana e l’ora della merenda. Io mi alzo molto presto, quasi sempre prima delle 7, ma mi devo occupare dei cani, che se ne sbattono altamente di tutto e hanno fame. Se invece avete un gatto in casa non c’è problema, ci pensa lui comunque a svegliarvi. Ne ho tre… Vestitevi. Non state in pigiama tutto il giorno. E’ un rituale che contribuisce a riattivare la materia grigia (quello che è rimasto almeno) e a entrare in modalità ‘lavoro’. Da quando ho il giardino, personalmente evito anche di stare in ciabatte tutto il giorno. Mi sono reso conto che la schiena se ne giova non poco e contribuisce a essere più attivi. Preparate un programma di lavoro e cercate di rispettarlo. Il Procrastinatore che è in ognuno di noi è sempre in agguato, bisogna cercare di non dargli modo di prendere il sopravvento. Personalmente lo faccio il giorno prima, come ultima cosa prima di interrompere l’attività, in modo da fare il punto di dove sono arrivato e pianificare cosa resta da fare. Fate pause frequenti. Che sia lavoro al computer – come nel mio caso – sullo strumento o su quello che vi siete inventati da fare. Soprattutto per Pc e chitarra è necessario distogliere gli occhi e fare un po’ di rilassamento muscolo scheletrico. Perché, se non si è abituati, dopo un paio d’ore si rischia davvero di essere finiti. Ma niente televisione o Social, altrimenti si finisce dritti dritti in uno di quei buchi neri temporali in cui hai la percezione che siano passati dieci minuti mentre nella ‘realtà’ sono volate due ore. Fate pausa pranzo. Bisogna staccare dal lavoro per almeno un’ora. Sei a casa, tranquillo, approfittane. E’ questo il momento per dedicarsi a facebook e affini, al telegiornale o… a una sana pennichella che non ha mai ammazzato nessuno. Io mi occupo dei cani (ancora? Già!) che hanno il vizio di mangiare e altre necessità… Fissate un orario di fine lavoro e cercate di rispettarlo, compatibilmente con gli impegni contingenti. Se proprio non è questione di vita o di morte, evitare di lavorare dopo cena e fino a tarda notte. Poi di solito si dorme malissimo, per ovvi motivi, e riprendere la routine il giorno dopo diventa complicato. Pianificare anche il tempo libero. Soprattutto ora che non è possibile uscire. Fai un elenco di tutte quelle cose che di solito non riesci a fare per mancanza di tempo e un po’ per volta depenna i ‘compiti’ effettuati. Fare un po’ di attività fisica. Detto da un pigro cronico può sembrare un’eresia, ma fa un gran bene. Io, che ho eletto Oblomov a mio spirito guida filosofico, in tempi normali mi limito a lunghe passeggiate con i cani e ho ripreso da un paio d’anni a tirare con l’arco. Ora, ovviamente tocca ingegnarsi un po’, ma qualcosa da fare anche a casa si trova. Certo, avere un giardino oggi è davvero un tesoro. Non ho parlato espressamente della chitarra, perché bisognerebbe fare un netto distinguo tra professionisti e amatori, per capire se la musica sta nel ‘lavoro’ o nel ‘tempo libero’. Nel secondo caso, ovviamente, è il vostro momento per sfogarvi… il tempo non manca. Per i professionisti, invece, vale tutto quello che si è detto prima. Personalmente, come spesso mi capita nella vita, sto nel mezzo: sono un giornalista che scrive di chitarra e non un chitarrista che scrive. A volte suono per lavoro, a volte per passione… anche se devo ammettere che in questo periodo faccio fatica a prendere in mano lo strumento, che sia per un motivo o per l’altro. Ci vorrebbe proprio il pedalino per mettere in mute testa e pensieri in questo periodo… L'articolo I consigli dell’ ‘esperto’ proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
Un disco e un libro per riempire i silenzi

(di Paolo Bonfanti) – La percezione del tempo in questi giorni di pseudoarresti domiciliari è davvero peculiare: non si capisce se non passi mai, o se passi troppo in fretta; non si sa se veramente ne abbiamo tanto in più da dedicare alle cose che non possiamo fare di solito, impegnati in progetti, richieste di concerti, solleciti di pagamenti e tutto il resto che sapete/sappiamo bene; oppure se questo tempo semivuoto passi a velocità impreviste. Per quel che mi riguarda, a parte qualche diretta Facebook, qualche video per amici che lo richiedono espressamente (in alcuni casi anche club che hanno dovuto forzatamente interrompere l’attività e che in questo modo cercano, come noi d’altronde, di riempire gli spazi e i silenzi), non sto nemmeno leggendo o suonando troppo. È come se una certa apatia si fosse impossessata del mio cervello e delle mie mani. Essendo poi già piuttosto pigro di indole, figuratevi che invito a nozze! Però ho seguito il suggerimento di Reno, Andrea, Mario e tutta la combriccola di Chitarra Acustica con gioia, anche perché forse scrivere, anche soltanto qualche riga, può essere un modo intelligente di fare i conti con questa situazione e svegliarsi dal torpore (almeno per me). Allora ho scelto di parlare di un disco e di un libro che ho ascoltato e letto ultimamente, e che mi hanno particolarmente colpito. Cominciamo con la lettura: Il nostro desiderio è senza nome. Scritti politici. K-punk/1 di Mark Fisher, pubblicato da Minimum Fax all’inizio di quest’anno (ed. or.: K-punk. The Collected and Unpublished Writings of Mark Fisher (2004-2016), Repeater, 2018). Mark, che ci ha lasciati nel 2017, a soli 48 anni, è stato un musicista (nei D-Generation, una band di Manchester attiva a metà anni ’90), un critico musicale e un sociologo, ma soprattutto l’ideatore-redattore-supervisore del blog K-punk, che ha creato nel 2004. Un blog che è pian piano diventato un punto di riferimento non solo per la critica musicale, ma anche per l’analisi politica e sociologica, per tutti coloro che hanno sempre pensato che ciò che Mark ha definito ‘realismo capitalista’ – e cioè l’idea che il capitalismo sia l’unico tipo di società ed economia possibile – fosse un’idea falsa e imposta dal capitalismo stesso e dalle forze sociali ed economiche che lo sorreggono; e che questa idea si fosse radicata profondamente anche nella mente e nella mentalità di quelli per i quali il capitalismo dovrebbe essere un antagonista da abbattere prima possibile. I suoi interventi, spesso brevi e taglienti, rivelano profonde e non comuni conoscenze di economia, sociologia, psicologia e arte in generale. Magistrale il capitolo finale “Comunismo acido” – introduzione a un libro che avrebbe dovuto avere lo stesso titolo, ma che non è stato mai completato – con una serie di rimandi tra la fase musicale psichedelica dei Temptations di Psychedelic Shack e le aspettative della cultura alternativa nei primi anni ’70. Non voglio anticiparvi altro e vi lascio alla lettura. Ed ora il CD: è stato pubblicato nel 2019, si intitola Planet England e i suoi protagonisti sono due tra i più interessanti, geniali, imprevedibili musicisti che la scena rock inglese anni ’80 abbia prodotto: Robyn Hitchcock e Andy Partridge (sì, proprio quello degli XTC). In realtà si tratta di un mini CD di soli quattro brani, ma il concetto che mi piace è proprio questo: poco materiale, ma di enorme densità, e allo stesso tempo assolutamente privo di pesantezza e prosopopea. Tutto è stato composto, suonato, cantato e mixato dai due da qualche parte a Swindon, pianeta Inghilterra. Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare (se vorrete, ascolterete), la cosa che mi preme di più sottolineare è la forza, direi anche l’enorme potenza, che una canzone ben scritta ed equilibrata continua ad avere, sia in valore assoluto che nell’immaginario comune. È chiaro che l’influenza di chi ha fatto partire tutto a inizio anni ’60 (sì, proprio quei quattro di Liverpool) risulta evidente, ma tutto fa parte della magia. Pochissime cose sono più belle di una bella canzone. Buon ascolto e fatemi sapere. Paolo Bonfanti L'articolo Un disco e un libro per riempire i silenzi proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
article-item
Per chi resta alla finestra

(Francesco Brusco) – Alessandro è un mio caro amico. Molti interessi ci uniscono, ma sulla musica abbiamo un enorme pomo della discordia: Alessandro ama la tammorra… Ci sentiamo pochi giorni dopo l’inizio della quarantena: mi dice che avrebbe appunto voglia di fare una tammurriata dal suo balcone, nel centro di Benevento. «Alessa’, non ne basta uno, di problema?» osservo. Fortunatamente anche stavolta è in disaccordo. La performance, cui si aggiunge l’intero rione, fa il proverbiale giro del mondo in molto meno di ottanta giorni. A tamburo battente, è il caso di dire. Parte implacabile la catena di flash mob, voci e strumenti si affacciano dalle finestre del Paese. C’è spazio anche per qualche chitarra, benché la potenza sonora delle corde sia insufficiente per la nuova tipologia catastale di palcoscenico. Alcuni, dotati di prolunghe, ricorrono ai watt supplementari degli amplificatori. Le forze dell’ordine, ne sono sicuri, hanno ben altro da fare in questo momento: alle onde acustiche non è richiesta autocertificazione. Ma l’eco si spegne presto. Fa troppo freddo, meglio richiudere le finestre. Ne riparlo con Alessandro, mi dice: «È stato bello vedere mezza Italia concertare dalle terrazze, pensando di aver ‘dato il La’ alla più grande jam session della storia. Ma l’idea di ridurre questo fermento a un flash mob è infantile e banalizzante». Per una volta siamo d’accordo. Narrazione. È una delle parole chiave degli ultimi tempi. La ‘narrazione’ dei balconi ci racconta di una musica che ritrova vigore, capacità di unire, proprietà terapeutica. “Always Look on the Bright Side of Life”… Il cielo però non è granché luminoso, da queste finestre. La romantizzazione della quarantena è un privilegio di classe, recita uno slogan attuale. Se la musica, in astratto, non può essere fermata dal morbo, non altrettanto si può dire dei musicisti. Se ne accorge La Stampa, che in un articolo del 21 marzo enumera gli effetti del virus sul mercato musicale italiano: perdite di oltre il 60% per le vendite di supporti fisici e di oltre il 70% per i diritti connessi, soprattutto a causa degli eventi annullati. Le sale di registrazione restano chiuse, le pubblicazioni discografiche rinviate a data da destinarsi. Poco male, c’è sempre la rete: di tutto questo ‘tempo ritrovato’ ce ne sarà abbastanza anche per l’ascolto. Ma anche in questo caso i dati – quelli ufficiali della IFPI, l’International Federation of the Phonographic Industry — frenano i facili entusiasmi. Si scopre che allo streaming manca la forza trainante delle nuove uscite. E si scopre anche un’altra realtà: non siamo più abituati all’ascolto domestico. In Italia il 76% di chi ascolta musica lo fa in auto, e il 43% nel tragitto casa-lavoro. Cosa dire poi dei œ? È vero che piattaforme come YouNow rendono sempre meno distopica l’idea di una realtà fatta di concerti online a pagamento. Ma i consumatori, come scrive Cherie Hu su Pitchfork, «non sono abituati a pagare per i concerti visti attraverso uno schermo. I musicisti non possono vivere solo di donazioni». Se anche per i grandi nomi sarà impossibile recuperare le perdite di queste settimane, è ancor più drammatica la situazione del corposo precariato musicale. Al momento in cui scrivo, l’unico salvagente in vista è il bonus di 600 euro per i lavoratori dello spettacolo, previsto dal Decreto Legge n. 18 del 17 marzo – l’ormai celebre “Cura Italia” – e non cumulabile con il reddito di cittadinanza. Un primo passo, ma non abbastanza. Le organizzazioni di settore avanzano nuove e vecchie proposte: allargamento del Bonus Cultura, estensione del tax credit per le produzioni discografiche, riduzione dell’IVA al 4%. Nell’emergenza di questi giorni le priorità sono altre, si sa. Ma la speranza è che al momento di leggere queste righe si possa affrontare anche questa crisi. I lavoratori, di ogni settore, aspettano anch’essi una cura: se le istituzioni restano alla finestra, la musica è destinata a restare sul balcone. L'articolo Per chi resta alla finestra proviene da Fingerpicking.net.

11 December 2023Editoriali
Logo

Fingerpicking.net

Entra nel mondo Fingerpicking.net! Tutto quello di cui hai bisogno per la tua chitarra acustica. Discover the world of Fingerpicking.net. Everything for your guitar

info@fingerpicking.net
Fingerpicking.net
Privacy Policy
Terms of Service

Categories

Explore our inspiring content by topic

editoriale
Mario Giovannini
taylor
Crafter Mino/Walnut
Empress ParaEq with Boost
Pietro Nobile
Takamine Thermal Top
K•Tar K3
Issoudun ‘Capitale de la Guitare’
stotzem

Social Footprints

Follow us on our Social Media Channels

facebook
X
youtube