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Riccardo Zappa: La chitarra 12 corde Lingua: Italiano Media: Video on line Pagine: 56 Fra tutti i tipi di chitarra esistenti, la 12 corde è la meno impiegata. Ed è un vero peccato! Infatti, qualsiasi chitarrista che abbia avuto modo di provarne una ben “preparata”, ed abbia svolto un piccolo periodo di studio, difficilmente, da allora in avanti, potrebbe concepire di avere a che fare con “appena” le sei consuete corde. Questo metodo fornisce una serie di elementi utili all’ottimizzazione dello strumento ed alcuni esercizi basilari per prender confidenza con una cordiera che, al primo impatto, di solito risulta talmente abnorme da sconsigliare l’esecuzione di qualsiasi brano che non preveda unicamente i soliti tre o quattro accordi d’ accompagnamento. Naturalmente, è preferibile aver preliminarmente svolto un certo percorso sulla 6 corde, ed aver compreso i meccanismi di base che presiedono alla generazione di un suono accettabile. La consueta intonazione a 440 Herz, per la 12 corde, è vivamente sconsigliata, così come l’impiego di una muta troppo pesante. Dunque terremo lo strumento accordato un tono sotto, e monteremo una calibro 0.9 se abbiamo un tocco della mano destra sufficientemente leggero, oppure, al massimo, uno 0.10 in caso contrario. L’action deve essere, come sempre, eseguita da un liutaio esperto che ricerchi la minima altezza sufficiente affinché ciascuna coppia di corde sia in grado di vibrare senza interferire fastidiosamente con la tastiera. Ad un primo approccio con una 12 corde, si genera una certa perplessità in merito all’azione della nostra mano destra: abbiamo l’impressione che mai riusciremo a pizzicare con precisione, ad esempio, proprio - e solamente - la terza coppia di corde; e, quand’anche ci riuscissimo, rimarrebbe ancora da verificare su quale delle due corde si appoggerà la nostra unghia nel pizzicarle. Questa è la ragione per la quale gli esecutori, di solito, si guardano bene di produrre una pur minima frasetta solistica. Le spaziature esistenti fra coppie di corde e la millimetrica distanza fra le due che compongono ciascuna coppia, costituiscono dunque il primo vero ostacolo da superare. Tuttavia, se abbiamo una certa familiarità con la cordiera tradizionale a sei corde, esiste un elemento, insito nei meccanismi che presiedono ai nostri processi d’apprendimento, che ci viene in aiuto. Si tratta di un “accomodamento” naturale ed istintivo di tutta la mano destra, che sopravviene in modo inconscio dopo un breve periodo di studio. Non occorre avere un talento particolare! Se nell’eseguire un determinato esercizio ci accorgiamo di non cogliere precisamente una o più corde, la nostra attenzione non deve essere volta a migliorare “la mira” di ciascun dito, bensì conviene proseguire, pur sbagliando, ma osservando con la massima attenzione il rispetto di un elemento determinante: il tempo metronometrico. Se la nostra attenzione è volta al portamento del famoso “clic” di un metronomo (o del battito del piede), parimenti avremo un inconscio miglioramento della performance tecnica (e mai viceversa). L’arpeggio di una 12 corde, senza che intervenga la mano sinistra a formare accordi compiuti, è comunque abbastanza gradevole. Dunque, noi sfrutteremo preliminarmente questo elemento per concentrare tutta la nostra attenzione solo sulla mano destra...




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