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Le corde del cuore – Franco Morone

source: https://www.fingerpicking.net/le-corde-del-cuore-franco-morone/

Franco Morone

Le corde del cuore

di GABRIELE LONGO

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Abbiamo avuto il grande piacere di intervistare Franco Morone poco dopo l’uscita del suo nuovo CD, Strings of Heart. L’album contiene tredici tracce per sola chitarra, e ognuna di queste comunica emozioni al primo ascolto, come ci ha ormai abituati da tempo il chitarrista originario di Lanciano. Il suo è un suono fluido, potente, ritmico, melodico, ricco di dinamiche. Ogni singola nota risulta all’ascolto incredibilmente rotonda, chiara e avvolgente. Come ci racconta nell’intervista, questa volta Morone non ha dedicato il suo progetto discografico a un genere in particolare tra quelli che hanno accompagnato la sua formazione, come il blues, la musica celtica, il jazz o la musica etnica, bensì a un insieme di composizioni che riflettessero le esperienze di questi ultimi anni, pandemia compresa, tradotte attraverso vari contenuti e tecniche musicali. Il bel libretto allegato al CD riporta proprio queste storie e vissuti raccontati a mo’ di commento per i diversi brani. Inoltre, Franco ci ha parlato anche delle sue molteplici attività legate all’essere musicista a trecentosessanta gradi, come la cura della sua pluridecennale attività di docente e organizzatore di workshop didattici, la produzione di materiale didattico, la sua ricerca costante di fonti di ispirazione per l’attività di compositore e arrangiatore, l’aggiornamento a nuovi programmi e macchine per il suono. E della gioia di poter riprendere a suonare in pubblico!

L’intervista

Franco, ci vuoi parlare del tuo nuovo progetto discografico, descrivendone un po’ tutti gli aspetti dalla scelta del repertorio, con pezzi originali e rivisitazioni di brani della tradizione, fino al loro arrangiamento? Dagli aspetti puramente tecnici, come la fase di registrazione, il suono – veramente bello, il tuo marchio di fabbrica! – e la scelta delle chitarre, del loro sistema di amplificazione e del modo di ripresa audio in sala di registrazione, fino agli aspetti più ampi legati alla coerenza con i tuoi precedenti lavori?

Ho scelto di registrare un album che raccogliesse le esperienze di questi ultimi anni con contenuti, musicalità e tecniche di esecuzione diverse. In passato ho pubblicato diverse raccolte a tema come Celtic Fingerstyle Collection, Italian Fingerstyle Guitar, Miles of Blues. Sentivo quindi la necessità di realizzare un progetto discografico svincolato da un genere preciso. Questo penso che oltretutto renda sicuramente più interessante un intero album di brani per sola chitarra.

Riguardo i brani originali, molti sono stati composti anni fa come “Walking the Shoreline” e “Sunny Side of Mind”, con evidenti influenze americane recepite durante i miei giri in California e in altri Stati americani. Noi musicisti siamo come delle spugne, pronti ad assorbire le musicalità che incontriamo lungo il nostro cammino, ecco perché la strada per me è un concetto importante. Ad esempio “Song for You to Stay” è una canzone che riflette molto le influenze nashvilliane, proprio perché certi posti dove suoni ti lasciano melodie ed armonie che assorbi quasi inconsapevolmente.

“Circle Rain” l’ho composta durante un giro di concerti nei Paesi Baschi con il chitarrista Balen López de Munain, dove nel planetario di Pamplona sono stato folgorato da una pioggia di stelle visibile al planisferio celeste. Un brano che resta quasi sospeso per l’uso del delay.

“Antice” è un tradizionale macedone in 7/8 che ho tratto dal meraviglioso East Wind di Andy Irvine e Davy Spillane. Possono essere ricomprese nel fingerstyle etnico anche gighe irlandesi come “Morrison Jig” o canzoni old-time come “The Water Is Wide”. La chitarra acustica steel-string dopo tutto è uno strumento con una naturale vocazione per arrangiare musica tradizionale di paesi diversi. Il brano di apertura del CD, “Dangerous Roads”, è dedicato a Michael Hedges e alla sua musica: noterai che ci sono tecniche e linguaggi che lo ricordano. Le circostanze della sua prematura scomparsa sono ancora misteriose e questo mi fa pensare che la vita di un musicista, se dà molte soddisfazioni, può essere anche molto pericolosa, sempre in viaggio sulle strade dei concerti e lontano da casa. “Porta sul mare” è un brano dedicato alla musica del grande Júlio Pereira e la sua chitarra portoghese, e penso che in Italia meriti di essere scoperto. “Noises in the Night”, una traccia che ha raggiunto alti livelli di ascolti, è dedicata alla nostra gatta Michelle che gironzolava di notte per casa provocando i rumori più inattesi. L’incedere ritmico del brano mi ricorda l’andamento del passo felino. Seguono tracce più intime come “Northern Breeze”, composizione che riflette questi tempi sofferti di pandemia, e infine “Childreams”, il brano di chiusura, che racconta i sentimenti di un padre mentre osserva il suo bimbo dormire, una canzone lenta con influssi new age che riflette stati d’animo emozionali e meditativi.

L’album è stato registrato con una vecchia Taylor 812 cutaway e con due microfoni Schoeps MK 4 processati attraverso lo storico pre TAB/Telefunken V76/V80. Noterai che ci sono suoni diversi dovuti ad ambienti differenti usati per la registrazione, anche per una diversa posizione dei microfoni. La masterizzazione l’ha curata mio figlio Mauro Elias, in arte Elyaz, che devo dire ha svolto un lavoro egregio con i suoni; stesso a dirsi per Raffaella Luna che ha curato e realizzato grafica e copertina.

Partendo dal 2018, anno della tua ultima intervista con Chitarra Acustica incentrata sulla settimana di studio e confronto a Malosco, ci puoi parlare di come hai proceduto nel percorso dei tuoi apprezzatissimi workshop di chitarra in questi tre anni, due dei quali funestati dalla pandemia?

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Purtroppo l’inizio della pandemia ha coinciso con la chiusura dei seminari a Malosco, che sono durati più di quindici anni! Sono stati anni fantastici e tanti chitarristi hanno frequentato questi workshop. Al momento organizziamo solo corsi individuali nel nostro casale nelle Marche. Di anno in anno, i livelli di preparazione dei partecipanti si sono troppo diversificati e le lezioni collettive rischiavano di accontentare alcuni, ma di penalizzare altri. Così sono arrivato alla conclusione di proporre solo corsi individuali e di specializzazione. In questo modo posso incentrare le lezioni sulle singole materie: lettura, esecuzione, arrangiamento, composizione o altre specifiche richieste dell’interessato. Ma ho svolto da poco un seminario nel Conservatorio ‘Niccolò Piccinni’ di Bari che mi ha ricaricato le batterie. È stato bello vedere ragazzi che, dopo o durante il percorso di studi classico, fossero così interessati a sperimentare nuovi repertori e tecniche. Che entusiasmo!

Ci puoi aggiornare sulle molteplici attività della tua etichetta Acoustic Guitar Workshops?

Il sito acousticguitarworkshops.com è curato da Raffaella Luna e rappresenta una magnifica aggiunta al mio sito francomorone.it. Oltre alla proposta di corsi, abbiamo uno shop online con CD, libri e brani singoli. La distribuzione e vendita avviene dai nostri siti senza intermediazioni. Mi piace avere contatto diretto con i nostri sostenitori, e il numero di richieste per il nuovo CD è stato veramente sorprendente. A volte – per l’alto costo delle spese di spedizione all’estero, specialmente verso Asia, Giappone ecc. – qualche volta andiamo in perdita, ma l’importante è che la musica giri.

Nel sito acousticguitarworkshops.com, oltre ai programmi di studio base, medio e avanzato, Raffaella ha creato una sezione di blog dove interagisco con i visitatori su argomenti di vario tipo, come il suono delle proprie unghie, il fingerstyle, il blues, la storia dei miei seminari estivi iniziati a Dulcamara. Poi ci sono le testimonianze dei partecipanti dei corsi e materiale di consultazione come tutorial con interviste rilasciate nel tempo. Con la pandemia stiamo valutando di produrre anche videocorsi scaricabili online, ma personalmente ritengo che per raggiungere certi traguardi il ruolo dell’insegnante in presenza resti insostituibile.

Ci puoi fare da ‘cicerone’ nel denso percorso didattico rappresentato dalle tue pubblicazioni di spartiti e metodi?

Presto uscirà il libro relativo al nuovo CD Strings of Heart. Di recente abbiamo aggiunto Easy Fingerstyle Songs, una collezione di pezzi facili che in parte riprende contenuti tratti dal Basic Fingerstyle, con l’aggiunta di nuovi brani che migliorano la progressione di difficoltà. Stesso a dirsi per ulteriori contenuti aggiunti alla Fingerstyle Blues Collection, versione ampliata del Metodo per chitarra blues. Segue Celtic Fingerstyle Collection, la nuova edizione di The South Wind riveduta e corretta, senz’altro il libro che ha avuto più successo specialmente negli Stati Uniti.

Anche Italian Fingerstyle Guitar rappresenta tuttora un bel biglietto da visita della nostra tradizione all’estero. Infine seguono raccolte legate ai CD Melodies of Memories, Guitàrea e Stranalandia. Tutti i libri contengono la doppia notazione pentagramma e intavolatura, e per alcuni sono disponibili audio file in sostituzione del CD. Una voce importante del nostro shop è rappresentata dai brani singoli inviati in formato PDF, e in molti casi sono disponibili titoli non inclusi nei libri, come quelli di “Running Home” e altri brani inediti. Abbiamo aggiunto di recente un servizio download di MP3 a complemento dei PDF o per il semplice ascolto.

Franco, mi affascina molto il tuo aspetto compositivo definito da una caratteristica che ti lega molto all’essere un chitarrista, oltre che di altissimo livello, anche rigoroso e rispettoso dei linguaggi peculiari dei vari stili che affronti. Mi riferisco alle tue affermazioni riguardo al concetto per cui sono l’ispirazione e la creazione di una tua idea musicale che poi ti portano a scegliere, a individuare lo stile con il quale esprimerle e arrangiarle sulla chitarra. E non il contrario, cioè decidere a tavolino: «Ora compongo un pezzo blues, in stile celtico, folk ecc.» Se ho capito bene, puoi argomentare questo concetto?

Lo stile di una composizione include determinati elementi e linguaggi possibilmente coerenti tra loro, anche tra una sezione e un’altra. Un brano che hai composto secondo i tuoi gusti e la tua musicalità dovrebbe poi essere interpretato in modo adeguato, con la giusta dinamica e un certo controllo del suono.

Approcciando da anni la musica tradizionale, ti rendi conto che ogni cultura musicale ha caratteristiche specifiche, come il pittore che a seconda dei paesaggi prepara una certa tavolozza di colori. Con il blues usi ‘colori’ che sono propri di questo genere, come vibrati, bending, una determinata scala, un certo numero di battute. Oltre a ciò diverse accordature possono dare sonorità più vicine al singolo brano, che sia gospel, country blues o blues jazzistico. È importante ascoltare i grandi maestri, non necessariamente solo chitarristi. Nella musica celtica spesso la chitarra imita il suono e gli abbellimenti degli strumenti tipici della tradizione. Le scale, o modi che dir si voglia, sono quelli propri dei tunes o delle dances, ritmi e accenti di un preciso linguaggio. L’ascolto è molto importante per completare la lettura. Stesso a dirsi per la tradizione italiana, dove dal canto e dalle melodie si può trarre ispirazione per trovare arrangiamenti che rendano al meglio. Ciò che avviene dopo è che questi diversi approcci in qualche modo influiscono sul tuo carattere musicale, che risentirà di tutte le varie esperienze creando una base importante per la tua creatività. Ai chitarristi consiglio, prima di muovere i primi passi verso l’arrangiamento e la composizione, di avere un numero consistente di brani di autori diversi in repertorio, scelti a seconda del livello di difficoltà e in relazione al proprio gusto. E poi di non considerare mai chiuso il periodo degli studi, perché ci saranno sempre cose nuove da scoprire e da migliorare.

L’essere un musicista-chitarrista al crocevia di vari stili e generi, quali il blues, il celtico, il folk italiano, il jazz, l’etnico, penso ti abbia portato ad apprezzare molti musicisti, chitarristi e non, che hanno inglobato nel loro percorso, oltre alle loro radici culturali, anche quelle che via via hanno conosciuto e apprezzato durante la loro formazione artistica. Ci puoi parlare di questo tema, che poi è molto legato all’ear training e che sicuramente è stato e sarà ancora per te un elemento fondamentale?

Ci sono spesso innamoramenti al primo ascolto, di seguito la prerogativa è sempre quella di amare ciò che suono, senza essere condizionato troppo dalla scelta di un repertorio per ricevere più consensi o per esibire il proprio livello tecnico.

Nel mio nuovo CD Strings of Heart, se leggi le note interne del libretto, ci sono omaggi alla musica di Michael Hedges, Júlio Pereira, Davy Spillane, Andy Irvine, ma molti altri mi hanno influenzato più o meno inconsapevolmente. L’ascolto è molto importante per allenare il tuo orecchio, il tuo senso del ritmo e per sviluppare la tua musicalità, ed è un prezioso aiuto per poter leggere e suonare correttamente ritmi e divisioni complesse. Cerco di essere sempre attento anche al moodcomplessivo di un pezzo, ma la qualità più importante di un musicista, alla fine, è soprattutto sapersi ascoltare con la stessa obiettività di quando si ascoltano gli altri. Cercare di non esaltarsi troppo per le parti venute bene, e provare a migliorare quelle meno incisive. Quindi evitare di ripetersi troppo, al pari di un linguaggio parlato, e rendere interessanti le frasi che potrebbero risultare scontate o prevedibili.

Ci puoi parlare dell’approccio diverso che tu, chitarrista fingerstyle, devi assumere quando accompagni la voce di Raffaella Luna, che per inciso – ma neanche tanto – ha una splendida voce grazie alla quale mi sembra sia riuscita ad entrare perfettamente nel tuo moodchitarristico?

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Nei due CD pubblicati con Raffaella, Songs We Love e Canti lontani nel tempo, la chitarra – accompagnando la voce – utilizza quasi sempre accordature aperte che creano un tappeto sonoro ad hoc. Talvolta la chitarra segue all’unisono le melodie del canto o crea controvoci, con l’aggiunta di percussioni che muovono ritmicamente il brano. Spero che in futuro ci sarà occasione per presentare un terzo progetto, ma sai che nel frattempo Raffaella è diventata una chitarrista niente male: lei suona diversi brani tratti dai miei libri e arrangiamenti di canzoni che ho scritto appositamente per lei. Ascoltarla suonare in casa è sempre molto piacevole, e spero lei voglia esibirsi anche da sola in qualche prossimo concerto.

So che non ti reputi un chitarrista ‘virtuoso’. Sono d’accordo con te, anche se per molti versi penso che tu lo sia, eccome! Ma non nel senso che la maggior parte degli ascoltatori danno a questo termine, legati un po’ superficialmente ai numeri da circo! Penso che un ‘virtuoso’ alla tua maniera sia quel chitarrista – ma potrebbe essere anche un altro strumentista – che tiene sempre dritta la barra sul discorso musicale, sulla composizione e arrangiamento di quel certo brano, utilizzando quindi il proprio strumento come tale, inscindibile dal messaggio musicale che veicola. Che mi dici al riguardo?

Esatto! La cosa più importante è la musica. La chitarra, meraviglioso strumento, è sempre il mezzo e non il fine. Il virtuosismo in certi passaggi può essere anche necessario, sempre che sia la musica stessa ad esigerlo. Molti appassionati sono attratti dai virtuosismi e diversi chitarristi mi sembra che suonino con il solo obiettivo di sorprendere l’ascoltatore. Bisogna riconoscere che taluni ottengono un gran numero di visualizzazioni e di ascolti, ma penso che le acrobazie fini a sé stesse volino via in fretta, la buona musica resta.

Parliamo di esibizioni live? Come hai affrontato questi ultimi due anni con le difficoltà che tutto il settore artistico ha incontrato?

Come tanti ho avuto diversi concerti annullati, e spero che a febbraio a Bolzano, Vienna e in altri posti dove sono prenotato non ci siano ulteriori cancellazioni. Rifletto che suonando meno concerti, oltretutto, è come riprendere un filo spezzato, un’abitudine – quella di stare su un palco – che se interrotta troppe volte può essere motivo di stress. Prova contraria è che alla fine di lunghi tour gli ultimi concerti sono sempre quelli dove vai che ‘sembri unto’: hai una sicurezza sullo strumento che deriva dalla pratica continua.

Hai mai pensato di collaborare in studio o dal vivo con altri chitarristi o altri musicisti? O il tuo concetto di musica – dal vivo e non – senti di poterlo esprimere soltanto da solo o in duo con Raffaella Luna?

Sono ancora sogni che ho nel cassetto quelli di collaborare con altri musicisti, ma spero finalmente di mettere in pratica qualche progetto. Ho contatti con diversi musicisti importanti e spero anche in un progetto multi-strumentale.

La tua disciplina quotidiana sulla chitarra cosa e quanto tempo comporta?

Premetto che non sono un campione di autodisciplina e spesso mi esercito soltanto in previsione di registrazioni o di concerti. La chitarra è una signora molto esigente, che richiede un’esercitazione costante. Quando ti esibisci dal vivo, poi, devi sempre prevedere un possibile calo di rendimento dovuto all’emozione o ad altre situazioni che possono pregiudicare la tua resa, come ad esempio la qualità del suono, la tenuta dell’accordatura e molti altri possibili inconvenienti da palco. Comunque sia, ho la certezza di suonare bene un brano dal vivo solo quando lo suono benissimo a casa.

Una domanda sull’aspetto imprenditoriale. Mi sembra che ti sia da tempo ben organizzato in questo senso. Come riesci a conciliare quest’attività con quella già così sfaccettata del tuo essere musicista a trecentosessanta gradi?

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Oggi è possibile che i chitarristi passino più tempo sulla tastiera del computer che su quella della chitarra. Poi, con tutti gli impegni extra, ci sono giorni che la pratica sullo strumento viene sacrificata. Scrivere un libro, la promozione di una nuova pubblicazione, la prenotazione di concerti, sono tutti impegni che portano via tempo alla pratica sullo strumento. Non c’è niente da fare, essere musicista oggi implica tutta una serie di attività pratiche e anche teoriche, come la gestione di nuovi programmi e quella delle macchine del suono in continuo aggiornamento.

Ma, al di sopra di tutto, è fondamentale continuare a portare la tua musica in giro e non perdere quell’entusiasmo che avevamo fin da ragazzi, quando abbiamo iniziato a suonare. Ed è proprio vero che la musica migliora le persone, ne abbiamo la prova, come si diceva un tempo, ma serve ancora ripeterlo: «Music makes the world a better place.»

Grazie molte Franco e in bocca al lupo per tutto.

Gabriele Longo

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