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(di Marco Alderotti) – Negli ultimi anni, come ben sappiamo, la chitarra acustica si è enormemente evoluta e – diciamoci la verità – noi chitarristi non ci accontentiamo più di possedere solo una buona chitarra e una buona D.I. Per situazioni live, oggi il chitarrista acustico moderno, oltre ad avere un amplificatore specifico per il suo strumento, ama circondarsi di apparecchi nati per offrire nuove sonorità, che sinceramente apprezzo perché in molti casi stimolano la creatività e migliorano nettamente il suono. È il caso del pedale oggetto di questa prova, già in commercio da alcuni anni e utilizzato da molti professionisti acustici ed elettrici, nonché di sicuro impiego anche per basso elettrico e contrabbasso. L’Empress ParaEq with Boost è un equalizzatore parametrico a pedale, progettato e costruito in Canada utilizzando componenti della massima qualità, scelti per la loro trasparenza e naturalezza del segnale. Di piccole dimensioni e con una colorazione azzurra ben applicata, il pedale ospita molti controlli e selettori, con un percorso del segnale completamente analogico, per fornire il tono più organico e trasparente possibile. Infatti sullo chassis sono presenti ben 7 manopole, 4 selettori, più 2 switch con relativa spia di accensione. La costruzione è curata nei minimi particolari e, considerando il reale prezzo di acquisto, il pedale rientra negli oggetti di categoria ‘boutique’, oggi molto in voga tra noi ‘chitarrofili’. Strutturalmente, al di là dei molti controlli disponibili, il ParaEq è abbastanza semplice nell’uso, anche se richiede di sicuro un po’ di tempo per rendersi pienamente familiare. I comandi gestiscono un equalizzatore parametrico a 3 bande, ciascuna con 3 ampiezze e 3 frequenze selezionabili a piacimento per un controllo del tono preciso e un basso rumore di funzionamento. I primi 3 pot sopra i 2 grossi e robusti switch gestiscono il gain delle basse, medie e alte frequenze, con un’escursione che va da -15 a +15 dB. Gli altri 3 potenziometri posizionati più in alto controllano le frequenze dell’equalizzatore, con lo scopo di neutralizzare feedback fastidiosi rispettando la natura dello strumento collegato. Lo slogan del brand specifica che, con l’Empress ParaEq «il tuo strumento suonerà comunque come il tuo strumento, solamente meglio.» Per ogni banda è poi presente uno switch a 3 posizioni, che permette di scegliere la curva di lavoro della frequenza stessa, utile per ridurre le asprezze o incrementare i medi superiori, e soprattutto negli strumenti acustici e con corde in nylon per ottenere un timbro dall’attacco pronunciato e di gran carattere. Proseguendo, incontriamo uno switch denominato Input Pad, da usare per livellare i volumi quando abbiamo più strumenti con uscite diverse. I due grossi interruttori a pedale sono adibiti il primo all’accensione del pedale stesso, e il secondo all’inserimento di un ottimo boost, regolabile con pot dedicato fino ad arrivare addirittura a 30 dB di guadagno pulito, comodo per assoli in situazioni live. Per finire, è presente la presa di alimentazione (del tipo Boss) che può ricevere 9V/12V/18V, selezionabile internamente con microinterruttore dedicato e con un assorbimento di soli 85 mA. È chiaro che, di fronte ad apparecchi del genere, non possiamo aspettarci prezzi concorrenziali. Ma siamo anche consapevoli che, in questo caso, disponiamo di due pedali in uno, con caratteristiche altamente professionali e qualità Hi-Fi. Passiamo al test vero e proprio. Armato della mia steel-string con sistema integrato piezo/mic a condensatore e amplificatore, iniziamo a capire e sentire come funziona il pedale. Ovviamente si tratta di un true-bypass, per cui a unità spenta il suono rimane inalterato, senza alcun tipo di degrado. Appena acceso, e con tutti i controlli e switch in posizione centrale, la mia chitarra ha cambiato voce con un timbro più aperto e dinamico, che già da subito invoglia a suonare. Per il momento decido di non usare il boost incorporato, concentrandomi esclusivamente su come può cambiare il mio suono agendo sui vari comandi. Infatti, già con minime variazioni, si percepisce un cambiamento timbrico grazie ai vari controlli dedicati, con cui possiamo modellare il nostro suono senza limitazioni e con un risultato sempre musicale e sfruttabile. Con la mia nylon crossover, con sistema di amplificazione caratterizzato da due sensori a contatto, il divertimento è aumentato a dismisura. In molti altri contesti, devo essere sincero, ho trovato difficoltà a eliminare certe frequenze un po’ ingombranti e fastidiose; ma con l’Empress ParaEq il mio suono in nylon è migliorato notevolmente. La sezione boost, che offre 30 dB di boost pulito, ottimo per assoli, è interessante anche se usata per fungere da guadagno di make-up quando si esegue un’equalizzazione di tipo sottrattivo. Utilizzato da molti professionisti dello strumento, tra i quali il tedesco Sönke Meinen, l’Empress Paraeq è l’aggiunta perfetta a qualsiasi pedaliera che si rispetti. Da provare assolutamente. marcoalderotti1966@gmail.com Scheda tecnica Empress ParaEq with Boost Tipo: equalizzatore/boost a pedale Costruzione: Canada Distributore: www.empresseffects.com Potenza tensione di ingresso: 9-18V DC (punta negativa) Consumo energetico: 85 mA Impedenza d’ingresso: 1 MΩ Impedenza di uscita: 510 Ω Peso: 0,454 kg Prezzo: € 289 (IVA inclusa) L'articolo Empress ParaEq with Boost proviene da Fingerpicking.net.
(di Giuseppe Tropeano) – Correva maggio 2019 quando sono stato invitato a suonare all’Acoustic Crossroad di Tolentino, un nuovo festival con fiera annessa, ambientato in una location mozzafiato. Tra i vari espositori presenti, c’era Aramini Strumenti Musicali che, come sempre, espone con grande eleganza e abbondanza di strumenti. I marchi presentati erano quelli ai quali il pubblico è molto affezionato, con i grandi classici di ogni casa e anche delle belle novità. Tra queste, scopro che stanno presentando al pubblico un marchio nuovo per il mercato italiano: Martinez Guitars, una linea di strumenti con corde in nylon dal look accattivante. Così, mentre guardo incuriosito, vedo ‘lei’ e subito l’allarme GAS entra in funzione, con tanto di lampeggianti e sirene accese! Una chitarra dalla forma un po’ strana, senza la classica buca da classica (scusate il bisticcio di parole), 14 tasti fuori dalla cassa, corde in nylon e interamente costruita con un legno che a prima vista sembra mogano, ma che poi scopro essere ovangkol massello (un legno di origine africana). Queste caratteristiche sarebbero sufficienti a intrigare anche il meno curioso dei chitarristi… ma c’è dell’altro: la cassa armonica è stretta e con una spalla mancante che permette l’accesso al XXIV tasto (sì, sì, avete letto bene: XXIV tasto!). Sulla fascia superiore c’è una soundport e anche il preampliflicatore Fishman Presys con microfono e piezo miscelabili a piacere, notch filter, EQ e accordatore. Molto particolare la piccola buca frontale a forma di ‘baffo’ posizionata alla fine della tastiera in ebano. Scopro inoltre che Martinez costruisce questo modello in altre due versioni, che si differenziano per i legni utilizzati: una versione con fasce e fondo in acero e tavola in abete; e l’altra sempre con tavola in abete ma con fasce e fondo in palissandro. Posso confessarvi un segreto? Avevo paura di suonarle, per due motivi: il primo è che non volevo si rivelassero una delusione una volta prese in mano; l’altro è che, se non si fossero rivelate una delusione, l’infatuamento si sarebbe trasformato in amore… aiuto! Comincio a suonare quella in ovangkol, la MSCC-14OV. Chi, come me, non è abituato alle chitarre crossover, ha bisogno di un paio di minuti per prendere le misure della tastiera da 48 millimetri al capotasto: una via di mezzo tra le misure di una classica e quelle di un’acustica. Il suono è bello rotondo e caldo, con tanti colori. Il volume è sorprendente considerando che la cassa è profonda solo 6,5 cm. La chitarra è divertentissima, non si riesce a smettere di suonarla. È perfetta per suonarci in fingerstyle. E quindi come posso resistere dal fare tutti i brani che conosco di Jerry Reed? Appunto, non posso! E finiti quelli? Scott Joplin! Provo anche le altre due: quella con fasce e fondo in acero, la MSCC-14MS, è totalmente diversa – a livello timbrico, ovviamente – dalla precedente: il suono è sempre molto morbido, anche se molto più chiaro. La soundport aiuta tantissimo nel ‘monitoraggio’ del suono, e devo dire che è proprio piacevole riuscire a percepire il proprio timbro così come viene fuori dallo strumento invece che ascoltarlo ‘da dietro’. Nota dopo nota, mi rendo conto che il feeling restituito da questi strumenti è di assoluta comodità per entrambe le mani. Mi manca da provare quella in palissandro e abete, la MSCC-14RS , ‘potenzialmente’ la mia preferita. E già dalle prime note viene promossa da potenzialmente a ‘sicuramente’ la mia preferita. Ha un volume che definirei ‘assurdo’ (sempre rapportato alle misure della cassa) e ogni nota ha un attacco molto preciso. Il suono è brillante con dei bassi molto, molto pieni e corposi. La chitarra risponde a tutte le dinamiche richieste e, anche ad ogni spostamento della mano destra, corrisponde un timbro differente. Un altro particolare importante, che avvicina queste chitarre al ‘mondo moderno’, è il fatto che la tastiera e il ponte non sono piatti come nelle chitarre classiche tradizionali, ma presentano un ‘radius’: questo permette di aggiungere un altro ‘segno +’ alla voce comfort. Queste Martinez modello Performer non sono i primi strumenti senza la buca che provo, ma di sicuro non fanno altro che confermare la sensazione avuta anche con gli altri: suonano bene. Il fatto che le vibrazioni della tavola non vengono interrotte dall’assenza del legno tolto per fare la buca, secondo me, ha un riscontro più che percepibile nel momento in cui si inizia a suonare. Giuseppe Tropeano Scheda tecnica Martinez Performer Tipo: chitarre classiche crossover con spalla mancante Distributore: www.aramini.net Fasce e fondo: a scelta fra ovangkol, acero o palissandro (legni massello) Tavola armonica: a scelta fra ovangkol o abete (legni massello) Ponte: palissandro indiano Manico: mogano Tastiera: ebano Diapason: 650 mm Larghezza capotasto: 48 mm Truss rod: regolabile a doppia azione Pick up: Fishman Presys con accordatore Meccaniche: Martinez dorate M1-P12S4 Custodia morbida: AC-MGB20 inclusa Finitura: high gloss poliuretanica Prezzo di listino: da € 1190 a 1270 (IVA inclusa) L'articolo Martinez Performer proviene da Fingerpicking.net.
(di Dario Fornara) – «K•Tar è un accordo, è l’amicizia appassionata tra la liuteria, la sua esperienza, la profonda conoscenza della materia, unite all’imprenditorialità, all’impostazione organizzativa, alla passione per l’eccellenza. Grazie a questo incontro ha origine K•Tar, un modo nuovo di realizzare strumenti acustici di altissima qualità. K•Tar nasce da un desiderio: arrivare all’essenza del suono acustico.» Questo si legge e così si presenta K•Tar sul proprio sito Web, una nuova giovane realtà italiana che abbiamo avuto modo di conoscere durante l’ultima edizione di Mondomusica a Cremona. La fiera è stata una buona occasione per provare alcuni modelli esposti, oltre che per fare due chiacchiere con Michele della Giustina, apprezzato liutaio italiano che ha collaborato alla realizzazione di questo progetto. Gli strumenti K•Tar si pongono sul mercato tra gli strumenti di alta qualità, e per questo motivo abbiamo pensato meritassero un test più approfondito, in una location che mi permettesse di dedicare loro maggiore attenzione. Ringrazio quindi Alessandro Moro, titolare dell’azienda, che mi ha portato direttamente a casa le chitarre per questo articolo, e al quale ho anche rivolto alcune domande che, come sempre, ho il piacere di condividere con tutti voi. La prima chitarra in prova è il modello K3 Ziricote, uno strumento realizzato interamente con legni masselli di primissima qualità: abete rosso italiano per la tavola armonica e ziricote per fondo e fasce. Colpisce da subito l’essenzialità del progetto, che non concede nulla di superfluo alla linea bilanciata ed elegante delle forme della cassa e della paletta, forme che mi piacciono senza riserve, ma che entrano inevitabilmente nel campo del gusto personale. La chitarra è rifinita ad olio e cera, una soluzione che forse – rispetto ad una high gloss finish – penalizza visivamente la qualtà dell’oggetto, ma che è stata dichiaratamente adottata per migliorarne la resa acustica. Il lavoro di assemblaggio e di rifinitura è impeccabile, l’utilizzo di macchinari e in generale delle più moderne tecnologie, assieme al lavoro di mani qualificate, permette di realizzare strumenti praticamente perfetti: un connubio che, se sapientemente utilizzato, porta un grande valore aggiunto in termini di qualità finale del prodotto. La K3 è un nuovo modello, ha una forma originale che sta a metà tra una dreadnought e una grand auditorium, una ‘taglia’ versatile che rende lo strumento adatto sia alla tecnica fingerstyle che al flatpicking. Il manico in mogano khaya dell’Honduras è realizzato in pezzo unico (tacco e paletta non sono riportati), ha una sezione tonda e contenuta, e una tastiera in ebano con tastini ‘affogati’ (le estremità quindi non sporgono pur non essendo stati utilizzati binding di alcun tipo): caratteristiche che lo renderanno confortevole per la stragrande maggioranza dei chitarristi che avranno il piacere di provarlo. Si apprezza in modo particolare il diapason corto da 640 mm, che riduce la tensione delle corde, creando il giusto compromesso tra suonabilità e resa acustica dello strumento; anche quando si utilizzano delle accordature aperte, senza penalizzarne in alcun modo la timbrica. La larghezza del nut misura 43 mm, un po’ pochi per le mie dita, che preferiscono avere maggiore spazio di manovra; come anche al ponte, dove misuro 55 mm tra la prima e la sesta corda, una soluzione che rispecchia sicuramente uno standard per molti costruttori, ma che trovo personalmente poco in linea con la modernità generale del progetto. La paletta (che trovo bellissima e dal disegno originale marcatamente ‘veneto’!) monta delle meccaniche Gotoh aperte, stile butterbean, belle e funzionali; presto saranno disponibili le nuove meccaniche originali K•Tar, esposte in anteprima alla fiera di Cremona, un altro progetto che meriterebbe appena possibile un articolo di approfondimento. Il suono della K3 è definito e bilanciato, l’intonazione è chirurgicamente perfetta lungo tutta la tastiera, il volume generoso riempie l’ambiente e non posso che apprezzarne la timbrica complessa, ricca di armonici e di sustain, qualità che mi permettono di suonarci in modo dinamico e rilassato. La chitarra sembra prediligere i generi più moderni, sia con tecnica fingerstyle che flatpicking, dove è necessaria una timbrica aperta e riverberante. Ma è la versatilità a rappresentare il suo punto di forza, per cui mi sento di consigliarla a tutti i chitarristi che con una chitarra alla fine ci devono suonare un po’ di tutto; e non è cosa da poco! Provo la seconda chitarra, il modello K3 Walnut, che si differenzia dalla prima per la scelta del legno utilizzato per la costruzione della cassa: in questo caso infatti il fondo e le fasce sono in un figuratissimo noce. Vale quanto già descritto precedentemente per quanto riguarda costruzione generale e qualità delle finiture, mentre il timbro, come prevedibile, risulta completamente diverso. Al riguardo trovo molto interessante la scelta di proporre uno stesso unico modello in svariate varietà di legni, una scelta intelligente che – sfruttando la bontà del progetto di base – riesce ad offrire al cliente finale una grande varietà di timbriche differenti! La K3 con fondo e fasce in walnut ha un suono potente, caldo e morbido. È perfetta per accompagnamenti in strumming, dove genera un timbro delicato ed elegante, ma decisamente suggestivo per il fingerstyle. Il volume è impressionante, superiore a quello della sorella; i medi sono leggermente meno incisivi, ma i bassi sono strepitosi seppure mai invadenti. Una chitarra che ti vibra letteralmente addosso, un piccolo pianoforte con una timbrica ‘nuova’ e difficilmente catalogabile. La K3 Ziricote e la K3 Walnut sono due strumenti molto differenti e proprio per questo entrambi desiderabili, che mi lasciano con la grande curiosità di poter esplorare in futuro tutte le altre combinazioni di materiali disponibili. Le chitarre sono amplificate con un sistema attivo L.R. Baggs, un sistema assai conosciuto e sul quale non mi dilungo a descriverne pregi e difetti. Sulle K•Tar in esame garantisce una buona riproduzione acustica, forse in questo caso un po’ troppo propensa al feedback, ma sicuramente di buona qualità. Entrambi gli strumenti sono dotati di una bella custodia rigida (bianca!) della Hiscox. Il prezzo d’acquisto è impegnativo, ma la qualità c’è tutta. Oltre al vantaggio di poter scegliere, e sicuramente trovare, la propria chitarra ideale per sonorità e feeling tra tutte quelle disponibili: ovvero quelle della serie EU, con fondo e fasce in legni europei come il pero, il noce o l’acero; quelle della serie EX con fondo e fasce in granadillo, Santos o ziricote; e quelle meravigliose della serie XX con fondo e fasce in cocobolo, Madagascar o Rio! Dario Fornara dariofornara1@alice.it www.dariofornara.it Scheda tecnica K•Tar K3 Tipo: chitarra acustica amplificata Produzione: K•Tar Acoustic Experience – Via Venezia 21/A, Vazzola (TV) – Tel. +39 (0) 438 28315 www.ktar.it office@ktar.it Tavola armonica: abete rosso italiano massello Fondo e fasce: ziricote massello, curly walnut massello Manico: mogano khaya dell’Honduras Diapason: 640 mm Intercorda: nut 37 mm, ponte 55 mm Sistema di amplificazione: L.R. Baggs Meccaniche: Gotoh ‘Butterbean’ Custodia: Hiscox Prezzo: contattare K•Tar L'articolo K•Tar K3 proviene da Fingerpicking.net.
(di Marco Alderotti) – È già da un po’ che nella mia testa mi perseguita l’immagine di una chitarra dalle dimensioni mini con un buon suono e, ovviamente, dal costo contenuto. Ma tra le molte novità oggi disponibili sul mercato questa è quella che mi ha colpito maggiormente. Sto parlando della nuova Crafter Mino/Walnut, strumento dalle dimensioni ridotte, ma che promette performance di ottimo livello. Di costruzione cinese, la chitarra fa parte della serie Mino con quattro modelli disponibili a catalogo, che differiscono sostanzialmente per la scelta dei legni. Il modello da me testato è la Mino/Walnut con fasce e fondo in noce laminato, molto figurato e bello a vedersi. La serie comprende poi la Mino/Mahogany con fasce e fondo in mogano laminato, la Mino/Koa con fasce e fondo in koa laminato, e la Mino/Alm interamente in mogano, con tavola armonica sempre dello stesso materiale ma in massello, mentre le prime tre versioni hanno il top in abete Sitka massello, con venature discrete e di buona qualità. Sul corpo della Mino/Walnut è presente un semplice ed elegante binding, caratterizzato da un mix di noce con due fili sottili in bianco di materiale plastico. Sul bordo superiore del top è presente un bellissimo e comodo armrest, che il nostro avambraccio destro ringrazierà per comodità e semplicità di utilizzo nel suonare. Sia la tastiera che il ponte sono realizzati in ebano di buona qualità. I 20 tasti disponibili sono montati correttamente, anche se non perfettamente rifiniti sui bordi. Sulla tastiera sono presenti dei minidot a forma circolare e, al dodicesimo tasto, un simpatico simbolo a forma di farfalla, tutti realizzati in mogano, che impreziosiscono a parer mio l’eleganza della chitarra. La paletta, impiallacciata in ebano e dal disegno semplice, è di tipo slotted con le sei meccaniche Grover nichelate a ingranaggi scoperti, che garantiscono un buon funzionamento e una gran tenuta dell’accordatura. Sulla stessa paletta c’è il marchio del brand più alcuni simboli floreali, mentre sia capotasto che selletta sono in Tusq bianco. Sul top non è presente il battipenna, e la rosetta attorno alla buca è realizzata semplicemente in noce con fili bianchi; soluzione già vista su modelli Maton, che adoro per semplicità costruttiva. Il manico è in mogano con una sezione tondeggiante e, considerando che la scala dello strumento è di soli 590 mm, la comodità nel suonare è immediata. Per concludere la descrizione, la chitarra ha una finitura satinata ben applicata e senza alcun tipo di sbavatura, presenta il secondo bottone per la tracolla, è amplificata ed è fornita di serie di una comodissima custodia morbida imbottita. Sicuramente, considerando il reale prezzo di acquisto, la chitarra è costruita molto bene, con una pulizia e precisione negli innesti sopra la media. Venti o trent’anni fa, per una cifra simile, ci si comprava un giocattolo o poco più; mentre oggi, grazie al mercato asiatico, ci portiamo a casa un vero strumento ben costruito e dal buon suono. Come al solito, armato del mio fido plettro, inizio a saggiare le qualità acustiche di questa mini Crafter. E rimango colpito presto dai risultati ottenuti. Inizialmente devo prendere un po’ di confidenza con le dimensioni reali della chitarra. Ma, grazie al setup di fabbrica (anche se migliorabile) e alla suonabilità, il divertimento non tarda ad arrivare. Strumming e flatpicking sono il suo pane, con una resa più che convincente, con medi e alti in evidenza, ma ricchi e caldi. Il volume e il sustain sono molto buoni, come pure la dinamica e, grazie al riverbero naturale, la mia creatività è andata alle stelle. No, non sto scherzando. Questa piccola Crafter fa sul serio. Il sistema di amplificazione integrato è l’S-1 Preamp a una via con piezo sottosella, realizzato direttamente in azienda. Come controlli prevede due rotelline e un mini interruttore adiacenti dentro la buca, per niente invasivi. Le rotelline gestiscono volume generale e tono, mentre l’interruttore Clarity modifica con una semplice pressione la curva di equalizzazione, schiarendo il timbro quando ne sentiamo il bisogno. Decisamente più che buono nella resa: anche se si tratta di un solo piezo, i risultati sono sopra ogni aspettativa con un suono equilibrato, maturo e sfruttabile. Questa piccola Crafter piacerà a molti, soprattutto a chi è in cerca di uno strumento economico, da portare ovunque, pratico per viaggiare e – non ultimo – dalle buone caratteristiche sonore. Da provare. marcoalderotti1966@gmail.com Strumento gentilmente concesso per la prova da Niccolai Grandi Magazzini della Musica di Vicopisano (Pisa ) Scheda tecnica Crafter Mino/Walnut Tipo: chitarra acustica mini elettrificata Costruzione: Cina Distributore: www.fbt.it Top: abete (massello) Fasce e fondo: noce (laminato) Manico: mogano Tastiera e ponte: ebano Traversino e nut: Tusq bianco Meccaniche: Grover nichelate a ingranaggi scoperti Elettronica: S-1 Preamp Scala: 590 mm Prezzo: € 379 (IVA inclusa) L'articolo Crafter Mino/Walnut proviene da Fingerpicking.net.
(di Marco Alderotti) – Vista l’occasione, non potevo farmi scappare questa nuova e bellissima Taylor 322ce 12-Fret arrivata in negozio pochi giorni fa direttamente dallo stabilimento californiano, dove è stata progettata e realizzata. È una 12 tasti ‘fuori corpo’ con una scala di 632 mm, più corta rispetto alle classiche Grand Concert, ma di sicuro più maneggevole e comoda grazie anche al ponte posizionato più vicino alla buca. Il corpo ha una spalla mancante, che agevola non poco l’accesso agli ultimi tasti senza alcun tipo di sforzo. Lo strumento è costruito utilizzando legni nobili, con top in mogano e fasce e fondo in blackwood con venature pronunciate e molto belle a vedersi. Anche il manico è in un unico blocco in mogano, con una sezione a ‘C’, comodo e scorrevole, mentre per tastiera e ponte la scelta è andata a favore dell’ebano, molto scuro e compatto. Sulla stessa tastiera sono presenti dei piccoli intarsi a forma di diamante, ben realizzati in acrilico, e i 18 tasti di medie dimensioni sono posizionati, rifiniti e lucidati alla perfezione. Gli amanti del marchio apprezzeranno la costruzione, con un’accuratezza nei dettagli fuori dal comune: anche dentro la buca tutto è al suo posto, senza alcun tipo di imperfezione. La paletta di tipo slotted monta sei meccaniche a ingranaggi scoperti, realizzate da Taylor con palettine in ebano. Sempre sulla paletta, oltre allo stemma del brand, è presente il coperchio per accedere alla regolazione del truss rod. Nut e traversino sono in Tusq bianco, mentre sul corpo è presente un binding caratterizzato da una fascetta in nero più fili sottili in bianco, con un motivo semplice e gradevole ripreso sulla rosetta. La colorazione della chitarra è molto scura, con la tavola armonica in shaded edge burst con finitura satinata, come il resto dello strumento. Sul top, come di consueto, è applicato un elegante battipenna dal disegno originale in colorazione nera. Lo strumento è amplificato con il sistema proprietario Expression System 2, prevede il secondo bottone per la tracolla ed è dotato di serie di un’ottima custodia rigida. La nuova Taylor ricalca la tradizione del marchio con un modello acustico semplice e comodo da suonare, che sicuramente i tanti chitarristi elettrici apprezzeranno. E, grazie anche al sempre più apprezzato V-Class Bracing, il suono rimane nitido con grande proiezione, volume e un sustain di tutto rispetto, che farà innamorare molti già da subito. Il primo impatto è più che positivo, sia per leggerezza che per bilanciamento, con pesi ben distribuiti e un setup di fabbrica che, per il mio modo di suonare, risulta più che perfetto. Sia che si suoni in strumming, sia che si suoni in flatpicking, il suono che riempie la stanza è ‘enorme’, fluido, con grande potenza e calore considerando anche le dimensioni ridotte del body, con medi-alti frizzanti, ma musicali e mai fastidiosi. E anche usando il thumbpick i risultati ottenuti sono di gran classe, con un timbro presente e maestoso, in particolare usando accordature aperte. La semplicità con cui si realizzano i bending è da non credere, e quasi sembra di avere una chitarra elettrica tanta è la comodità nel suonare. Il nut di 44,5 mm, anche se potrà risultare ‘strettino’ per molti, lo trovo personalmente familiare essendo abituato a strumenti Maton. In versione elettrificata il ben noto Expression System 2 restituisce abbastanza fedelmente le caratteristiche sonore già apprezzate in unplugged. E, grazie alle sole tre rotelline poste sulla fascia superiore del corpo, adibite a volume, bassi e alti, non è difficile ritagliarsi un buon suono. Ho voluto provare anche regolazioni estreme, per sentire effettivamente come l’Expression System 2 reagisca a tanta ‘cattiveria’. Ma, tutto sommato, il timbro di base rimane nitido e bilanciato e mai aspro, sempre rispettando la voce naturale della chitarra. La 322ce è consigliata a chi necessita di uno strumento tuttofare, comodo nel suonare e dall’estetica azzeccata, con un rapporto qualità/prezzo vincente. Da provare. marcoalderotti1966@gmail.com Strumento gentilmente concesso per la prova da Niccolai Grandi Magazzini della Musica di Vicopisano (Pisa ) Scheda tecnica Taylor 322ce 12-Fret V-Class Tipo: chitarra acustica elettrificata Costruzione: USA Distributore: www.taylorguitars.com Top: mogano massello Fasce e fondo: blackwood massello Manico: mogano Tastiera e ponte: ebano Scala: 632 mm Nut e traversino: Tusq bianco Meccaniche: Taylor Slot Head Tasti: 18 Elettronica: Expression System 2 Prezzo: € 2499 (IVA inclusa) L'articolo Taylor 322ce 12-Fret V-Class proviene da Fingerpicking.net.
(di Zack il Bianco) – Fra i mille che assediano la mente di un chitarrista acustico, prima o poi, comincia a farsi strada negli anni un interrogativo più insidioso degli altri: chitarra di fabbrica o di liuteria? È un mondo bizzarro quello delle sei corde, specialmente in Italia dove – mentre per i chitarristi classici non c’è alcun dubbio: per salire di livello bisogna abbandonare gli strumenti fatti in serie dalle macchine per affidarsi alle mani esperte di un liutaio – per i chitarristi acustici la risposta non è altrettanto chiara. Ci si chiede infatti se, in uno strumento fatto interamente a mano, esista questo maggior valore in termini di suono, e ci si preoccupa spesso anche della rivendibilità. In questo viaggio alla scoperta della liuteria Italiana, muovendomi come un pioniere a caccia di risposte, non potevo imbattermi in guida migliore di Paolo Grassi che, oltre ad essere un gran maestro nella costruzione di strumenti, è al tempo stesso musicista, chitarrista, cantante e compositore. Dinnanzi a Paolo, mi sento un po’ come Dante con Caronte, mi affido al traghettatore dagli occhi piccoli, spiritati, circondati di fiamme, percependo chiaramente l’enorme competenza e passione con cui è riuscito a sviluppare degli strumenti decisamente unici, dal carattere forte e dalla voce inconfondibile. La prima creatura che mi porge tra le mani è la sua Slope D: top in abete Val di Fiemme, fondo, fasce e tastiera in palissandro brasiliano. È chiaramente ispirata alla Gibson J-45 per quel che riguarda la forma, più esattamente a una J-45 Custom se pensiamo che Paolo predilige il palissandro al mogano. Ciò che mi colpisce subito sono le finiture: la ‘G’ di Grassi sulla paletta è in madreperla (abalone blu), il binding è in cocobolo, e una precisissima bordatura della tastiera contrassegnata da una doppia linea bianca in acero con al centro una striscia di ebano è un piacere per gli occhi. Gli chiedo come sia possibile raggiungere una tale precisione lavorando a mano. Paolo sorride e svia il discorso concentrandosi su ciò che è più importante e di cui va maggiormente fiero: il suono! Chiaramente ispirato ai grandi marchi che hanno fatto la storia della musica, negli anni ha cercato di potenziarne le caratteristiche sonore: in questo caso, al primo tocco, l’orecchio riconosce un suono Gibson ma con sustain, volume e brillantezza decisamente maggiori rispetto a una chitarra di fabbrica. Le mani scorrono fluide sulla tastiera in brasiliano, grazie anche al manico in mogano Kaya. Con corde Elixir .012 l’action è perfetta, sia per suonare con le dita che con il plettro. I bassi sono dettagliati, ben distinti, e non impastano il suono lasciando spazio a cantini ricchi di frequenze medie e alte, ma mai taglienti, che Paolo definisce cantini ‘argentini’: quale modo migliore di definire la brillantezza delle Grassi? Mentre lui mi racconta generosamente dettagli di alcune fasi costruttive, mi accorgo che non riesco a smettere di suonarla. È il momento di passare alla seconda della famiglia, la Jumbo 16 pollici, lo shape della chitarra che aveva Cat Stevens: un modello che Gibson non produce più, ma che Paolo ha tanto ascoltato e amato. I legni questa volta sono: top in abete Val di Fiemme, fondo e fasce in suggestivo Malaysian blackwood, un ebano con una figurazione incantevole. Il manico è in wengé, un legno più poroso, che il maestro ha apprezzato sui manici dei bassi Warwick. Il primo tocco colpisce allo stomaco! L’avvolgenza dei bassi si fa sentire, trasmettendo vibrazioni direttamente alla pancia di chi suona: pare di essere di fronte a una chitarra con maggior volume rispetto al modello provato prima, ma Paolo mi garantisce che è solo una sensazione data dalle vibrazioni. Leggermente più scavata sui medi, i cantini sono nuovamente in ‘stile Grassi’, brillanti e definiti, che spiccano sui bassi avvolgenti che fanno da tappeto. L’inclinazione di questo modello pare essere lo strumming, da chitarra ideale per chi si accompagna al canto. Intono qualche canzone, per testare la fusione tra la mia voce e questo bel motore ruggente. Stupisce anche la dinamica, che passa da un pianissimo a un forte senza mai rompere il suono, come se sulle plettrate più forti si innescasse una sorta di compressore naturale. Il maestro mi fa notare che la qualità timbrica di questo strumento è anche data da qualche anno di vita in più: il passare delle stagioni ha fatto maturare il legno… Paolo è molto preciso anche nelle parole, e mi corregge: si chiama ‘inossamento’! Anche questa volta è dura staccarla dalle mani. È il turno della Grassi OM, un modello chiaramente ispirato alla leggendaria forma delle Orchestra Model di casa Martin. Corpo più sottile rispetto alle precedenti, il top è in abete Val di Fiemme, mentre il fondo e le fasce sono questa volta in ziricote, che visivamente ricorda il Malaysian blackwood. Spicca una stupenda rosetta in abalone. Anche su questo modello il manico è in mogano Kaya, e le mani scorrono trovando subito un gran feeling. Tra le tre chitarre provate è la più orientata verso il fingerpicking: si avverte una minor tensione delle corde, ma in realtà Paolo mi fa notare che è una sensazione data dal corpo più piccolo, che ha una risposta più veloce. Serve meno sollecitazione per metterlo in vibrazione e, infatti, mi impressiona come, mentre Paolo racconta aneddoti su aneddoti di questo splendido strumento, esso vibra ben percettibilmente, quasi che riconoscesse la voce del suo creatore. I bassi questa volta sono molto più definiti e precisi, meno avvolgenti, ma non per questo meno belli, certamente più equilibrati. Lasciano frizzare i cantini, che trovo perfetti anche nella parte alta del manico, ideali per tutti i fraseggi solistici. E, solo riascoltando la registrazione che ho allestito appositamente per immortalare questo viaggio, posso confermare la mia prima impressione di trovarmi di fronte a uno strumento perfetto in studio di registrazione e di riflesso, quindi, anche molto facile da amplificare con ottima resa live, pure in presenza di strumenti con bassi preponderanti. Anche con plettrate decise il suono è sempre molto compatto, a dimostrazione di una grande versatilità. Insidiando Paolo di domande, mi sembra di capire che il segreto della quantità e qualità del suono di questo modello, seppure con voce originale e riconoscibile, derivi probabilmente dall’ammirazione che lui nutre per le famose OM di Bourgeois e, contemporaneamente, per le novità costruttive di Taylor. Ovviamente ogni buon artigiano custodisce gelosamente i propri segreti, ma devo dire che il maestro è decisamente generoso con me nelle spiegazioni. Forse perché percepisce che difficilmente gli ruberò il mestiere? L’ultimo modello provato è una vera chicca per me: l’unica 12 corde di cui mi sia innamorato! È un modello originale che Grassi ha chiamato EVO 3 (12 corde). Realizzata anche nella versione a sei corde, la sua forma trae ispirazione da un basso acustico, l’unico che Paolo abbia apprezzato per il suono ‘non amplificato’ e, restandone colpito, ha cercato di carpirne il segreto per poi riportarlo su una forma che rendesse anche per una chitarra. Il top è in abete Val di Fiemme leggermente sunburst, il fondo e fasce in palissandro brasiliano, decisamente incantevole, come anche la ‘G’ in abalone intarsiata nella paletta, questa volta con maggiori dettagli che richiedono tanto tempo e precisione. Il manico in mogano Kaya risulta incredibilmente sottile e confortevole, il volume è generoso e il suono – corposo e brillante – sembra non finire mai grazie agli armonici che inondano la stanza. Mi richiama alla mente i grandi successi incisi con questo tipo di chitarre: con un tappeto così perfetto sarebbe un delitto non accennare l’immensa “Wish You Were Here” dei Pink Floyd; e concordo con Paolo: «Se David Gilmour avesse avuto una 12 corde così, questa canzone sarebbe durata tutto il lato B!» Sorridiamo insieme e continuo a suonare. Le ore passano veloci, sia grazie agli splendidi strumenti di altissimo livello con incredibile rapporto qualità/prezzo, sia per la bella compagnia di Paolo che potrebbe scrivere un libro narrando della sua lunghissima vita musicale, con l’abilità e incanto di chi possiede l’arte di infondere al legno l’enorme bagaglio di musica che porta nel cuore. Zack il Bianco L'articolo Paolo Grassi Guitars proviene da Fingerpicking.net.
(di Dario Fornara) – Di Illotta ci siamo già occupati più volte sulle pagine di questa rivista. Aldo è uno tra i più importanti liutai italiani, un professionista che gode della stima dei suoi colleghi oltre che di quella dei numerosi appassionati, musicisti, collezionisti che utilizzano o semplicemente desidererebbero avere uno dei suoi strumenti, chitarre classiche e acustiche di altissimo livello. È sempre un piacere ritrovarsi tra le mani una sua creazione, anche solo per una prova, come mi è recentemente capitato. La “Vetrina dell’Eccellenza Artigiana”, Mostra mercato interprovinciale dell’artigianato d’eccellenza, che si svolge ogni anno presso la Sala Borsa della Camera di Commercio a Novara, è stata l’occasione per ritrovarmi con Aldo e la gradita occasione per provare una nuova, bellissima chitarra che – esposta – destava l’attenzione dei numerosi passanti, anche non necessariamente ‘addetti ai lavori’! La chitarra in questione era un modello steel-string chiamato ‘Piccola’, uno strumento dalle dimensioni ridotte che ricalca a grandi linee quelle di una Martin 00, con un diapason corto da 635 mm e 14 tasti fuori dalla cassa. Un modello però decisamente custom, in quanto ricchissimo di intarsi e commissionato da un chitarrista già cliente di Illotta, che l’ha pensato e voluto proprio con queste particolarità. Ho quindi chiesto ad Aldo di spiegarmi come è nato questo progetto e di illustrarmene le caratteristiche. E mentre lui comincia a raccontarmi quanto segue, io inizio a suonare qualcosa sulla ‘Piccola’. La parola ad Aldo Illotta «La chitarra che stai provando è la mia chitarra acustica modello Piccola, questa volta in versione custom, realizzata per Davide Ludica di Roma. Era suo desiderio avere una mia seconda chitarra, diversa dalla prima Grand Auditorium che già avevo costruito per lui, un nuovo strumento che avesse intarsiati sulla tastiera e sulla paletta i suoi tre cani. Ho quindi suggerito a Davide di lavorare sul progetto Piccola. Definiti tipologia, materiali e dimensioni, siamo stati entrambi d’accordo di affidare la realizzazione degli intarsi a Massimo Del Col, vero esperto in materia [del quale vi invito a rileggere l’intervista a lui dedicata su Chitarra Acustica, ottobre 2018]. Come sempre, per me è stato importante conoscere la personalità di Davide, la sua ricerca sonora e il suo modo di suonare, anche se questa volta è stato più semplice perché già avevo lavorato per lui. Nel contempo ho prestato attenzione a evitare di realizzare un doppione della prima chitarra che gli avevo costruito. Il progetto Piccola nasce in realtà alcuni anni fa, dal desiderio di Maurizio Brunod di avere una chitarra acustica, leggera, versatile, trasportabile, estremamente funzionale e, non da ultimo, con un’ottima sonorità nonostante le dimensioni e il diapason ridotto. È infatti sua la prima Piccola da me realizzata, una versione a spalla mancante. In seguito ho realizzato anche una versione di questo strumento con l’attaccatura del manico al XII tasto e non escludo altri possibili sviluppi!» Le mie impressioni Tralascio di descrivere la bellezza e la qualità del lavoro di intarsio realizzato da Massimo Del Col, lasciando alle immagini il compito di trasferire quanto sia straordinario il risultato. D’altro canto voglio condividere con chi legge la validità del progetto in sé: una chitarra comodissima da suonare grazie a delle ‘misure’ particolarmente azzeccate, come lo spessore del manico assai contenuto, con uno shape molto moderno a ‘C’ schiacciata, e il diapason ridotto, che permette una tensione delle corde inferiore (le corde montate sono delle Elixir Phosphor Bronze .012). La regolazione dell’action, del relief, l’assetto generale permettono di suonarci agevolmente e in modo rilassato, mentre le dimensioni della cassa donano allo strumento un suono definito, carico di fondamentali, pronto e al contempo morbido e dinamico. Non è e non deve essere il volume la prerogativa di chi sceglie una Piccola di Illotta, ma suonabilità e calore timbrico, oltre al magistrale lavoro di liuteria e alle perfette rifiniture. I materiali utilizzati sono masselli di grande qualità e impatto estetico: un marezzatissimo abete rosso della Valle Pusteria per la tavola armonica, palissandro Madagascar per fondo e fasce, manico in mogano dell’Honduras. La tastiera e il ponticello sono in ebano, le meccaniche sono delle Gotoh 510 Cosmo Black con rapporto 1:21, morbidissime e precise. Una chitarra che va decisamente ‘oltre’ questa Custom, e per ovvi motivi. Ma quello che vorrei rimarcare, come ho già scritto, è soprattutto la funzionalità del progetto che di fatto la rende prima di tutto un meraviglioso strumento musicale, una chitarra da suonare oltre che da guardare, sorprendendoci per tutta una vita. Dario Fornara dariofornara1@alice.it www.dariofornara.it Scheda tecnica Illotta modello Piccola Custom Tipo: chitarra acustica di liuteria Modello: ‘Piccola’, realizzazione Custom su richiesta cliente Costruttore: Aldo Illotta Info: www.italianguitars.com aldoillotta@gmail.com Tavola armonica: abete rosso (provenienza Alta Val Pusteria) Fasce e fondo: palissandro del Madagascar Filetti: ebano Macassar Manico: mogano dell’Honduras Tastiera e ponticello: ebano Diapason: 635 mm Meccaniche: Gotoh 510 finitura Cosmo Black e rapporto 1:21 Prezzo: € 7000 (il modello base parte da € 5000) custodia compresa L'articolo Illotta modello Piccola Custom proviene da Fingerpicking.net.
(di Marco Alderotti) – Prodotto innovativo e con un peso di soli 4,3 kg, il neonato di casa Yamaha promette suoni realistici con minima latenza e, su questa seconda versione della serie THR, la sezione digitale è stata completamente ridisegnata, con quindici simulazioni di amplificatori per chitarra elettrica, tre per basso più tre preamplificatori per chitarra acustica, riprodotti nei minimi particolari. Grazie all’acquisizione di Line 6 da parte di Yamaha, peraltro, la sezione effetti è di gran qualità, realismo e tridimensionalità. Decisamente compatto e con un design moderno, lo Yamaha THR30II è il nuovo amplificatore desktop proposto dal colosso nipponico, ideale sia per chitarra elettrica che per chitarra acustica e basso. È un 30 watt di potenza (stereo) con due altoparlanti da 3,5”, utilizzabile anche con la sua batteria ricaricabile integrata per suonare ovunque e a lungo (in questo caso la sua potenza si riduce a 15 watt). Il pannello controlli è intuitivo e convenzionale: partendo dall’estrema sinistra, troviamo nell’ordine un interruttore di accensione con adiacenti cinque mini interruttori (User Memory) che consentono di programmare preset richiamabili. Lo switch Bluetooth retroilluminato presente su questo modello permette di connettersi con dispositivi esterni per riprodurre musica da smartphone o tablet e suonarci sopra. Inoltre, grazie all’applicazione THR Remote per iOS e Android, è possibile regolare i vari parametri di un preset da app. Proseguendo, incontriamo un minidisplay circolare utile sia per accordare che per visionare lo stato di funzionamento dell’amplificatore. Un interruttore posto subito accanto, oltre a inserire il Tuner, funziona anche da Tap Tempo, molto utile e apprezzato. I successivi due selettori invece consentono di scegliere le varie simulazioni disponibili, mentre i 9 potenziometri rotativi gestiscono Gain, Master, equalizzatore a 3 bande, effetti (chorus, flanger, phaser, tremolo), Echo/Rev (echo-delay, riverberi) più la sezione Output con Guitar (volume globale del suono della chitarra) e Audio (volume di riproduzione dell’audio dal PC collegato all’ingresso USB e volume dell’ingresso Aux). Per finire, Input strumento, minijack cuffie e presa Aux. Sempre sul pannello controlli, e ben visibile, c’è una comodissima maniglia in acciaio spazzolato, semplice ed elegante come soluzione. Tutta la costruzione è ben curata, solida, e fa capire che siamo di fronte a un prodotto professionale, nato per durare. Posteriormente, oltre all’ingresso di alimentazione (l’alimentatore 220V/15V è compreso nella confezione) è presente una presa USB più 2 uscite Line Out L/R utili per collegare all’ampli dispositivi esterni. Come suggerisce il nome, l’amplificatore è wireless grazie al trasmettitore Line 6 G10T (purtroppo venduto separatamente): possiamo dunque suonare ovunque, senza alcun intralcio, in special modo quando usiamo l’amplificatore con la sua batteria interna. Entrambi i modelli THR Wireless, ossia il THR10II e il THR30II oggetto della prova, hanno un ricevitore Wireless Line 6 integrato che, una volta inserito il trasmettitore G10T nell’Input, lo ricarica in automatico e in poco tempo. Davvero geniale e di gran comodità. Detto ciò non ci resta che passare alla prova vera e propria e, in questo caso, decido di ascoltare come si comporta l’amplificatore anche con strumenti elettrici e non solo acustici. Imbracciata la mia amata Tom Anderson del 2004, non posso che gioire per i risultati ottenuti, con suoni più che convincenti e realistici, buona corposità e ‘ciccia’ sotto le dita qualunque simulazione abbia usato, e con una dinamica a parer mio molto buona. Con l’applicazione THR Remote possiamo davvero modellare i nostri suoni senza alcuna limitazione e, grazie anche all’effettistica on-board, il divertimento è assicurato. La connettività Bluetooth è sicuramente vincente su un prodotto nato sia per studiare che per suonare liberamente in casa. Con la chitarra acustica, i tre preamplificatori specifici riprodotti si sono comportati molto bene, con attacco e volume di tutto rispetto. I suoni sono realistici, e sia il piezo che il microfono a condensatore installati sulla mia steel-string rispondono egregiamente. Senza gridare al miracolo e in qualsiasi situazione di utilizzo, l’ampli è risultato pulito, definito e senza particolari rientri, anche a volumi discreti. Prodotto innovativo e di facile utilizzo, lo Yamaha THR30II Wireless regalerà momenti magici, con creatività ed energia da vendere. Il rapporto qualità/prezzo è buono, anche se avrei preferito avere il trasmettitore G10T incluso nel prezzo. marcoalderotti1966@gmail.com Scheda tecnica Yamaha THR30II Wireless Tipo: amplificatore stereo Bluetooth / Wi-Fi Distributore: www.yamaha.com Potenza: 30 W Speaker: 2 x 3.5” Simulazioni: 15 amplificatori per chitarra elettrica, 3 per basso, 3 preamp per chitarra acustica Accessori: alimentatore 220V/15V a corredo Dimensioni: 420x195x155mm Peso: 4,3 kg Prezzo: € 449,00 (IVA inclusa) L'articolo Yamaha THR30II Wireless proviene da Fingerpicking.net.
(di Marco Alderotti) – La Takamine GSC5CE-NG è una chitarra classica elettrificata a spalla mancante, fabbricata in Cina con una realizzazione ben fatta e degna della casa. Dal disegno semplice e moderno, la neonata della casa nipponica vanta un top in cedro massello e fasce e fondo in noce laminato di buona qualità, con venature compatte e belle a vedersi. Il manico in mogano ha dimensioni leggermente contenute rispetto agli standard costruttivi di uno strumento classico. Infatti il nut è di 50,8 mm, assai più comodo e suonabile per chi, per la prima volta, si avvicina a una chitarra classica a tutti gli effetti. Sia ponticello che tastiera sono in palissandro di discreta qualità, mentre i 19 tasti disponibili sono montati correttamente, con rifinitura ai bordi più che buona considerando il rapporto qualità/prezzo davvero sorprendente. La chitarra ha una scala di 650 mm, con traversino e nut in osso sintetico, mentre l’action di fabbrica risulta comoda e rilassante, dettaglio che il futuro acquirente apprezzerà particolarmente. La paletta, dal disegno prettamente tradizionale, ospita sei meccaniche dorate a ingranaggi scoperti con palettine madreperlate, in grado di garantire un buon funzionamento e una buona tenuta dell’accordatura. Il logo della casa è in questo caso una simpatica ‘T’ in corsivo, di color oro, presente su molti altri modelli di recente fabbricazione. Come segnalato in apertura la chitarra è elettrificata, grazie al sistema integrato di preamplificazione TP-E, studiato e realizzato direttamente in azienda. Si tratta di un semplice piezo, gestito da un controllo volume e un controllo tono, con accordatore e mini interruttore mid-cut per tagliare, quando necessario, le medie frequenze in eccesso. Come tutta la produzione marchiata Takamine, la costruzione risulta ben fatta, con inserti precisi e una verniciatura ben applicata, senza alcun tipo di imperfezione, nemmeno in controluce. La chitarra ha finitura lucida, mentre sul corpo è presente un elegante binding in nero che si fa apprezzare per estetica ed eleganza. La rosetta attorno alla buca ha un motivo a mosaico di estrazione classica. Di serie non viene fornita la custodia, che è acquistabile separatamente. Ultimamente sono attratto da strumenti classici e crossover – categoria di cui la nostra fa parte – grazie ai miei ultimi idoli chitarristici, che ne fanno uso. Così l’eccitazione sale e, allora, via con la prova vera e propria. Come sempre, inizio a gustare le sonorità emesse dalla chitarra unplugged, usando soltanto le dita. Lo strumento risulta subito comodo, con un manico scorrevole che non induce il minimo affaticamento, grazie al buon setup di fabbrica. Il timbro è davvero sopra la media, con un suono caldo e ricco, un attacco delle note pronunciato e dinamico. Il volume è buono, considerando che lo strumento è nuovo, e a parer mio andrà sicuramente migliorando con il tempo, visti gli ottimi legni e materiali usati. Accordi, arpeggi e note singole sono il suo regno, con una resa sonora piacevole e professionale. Anche in fingerstyle i risultati ottenuti sono molto convincenti, tanto che i presenti – durante la mia prova – hanno quasi gridato al miracolo. Elettrificata con il semplice preamp TP-E la chitarra conferma le proprie doti, rispettando il suono naturale. Ho dovuto correggere l’equalizzazione in particolar modo sull’amplificatore di turno, anche se i pochi controlli disponibili sullo strumento riescono comunque a ritagliare il suono ricercato, grazie anche al controllo mid-cut. La GSC5CE-NG è promossa a pieni voti e consigliata ai più, in particolare a chi si vuole avvicinare a uno strumento con corde in nylon sborsando una cifra più che ragionevole. marcoalderotti1966@gmail.com Strumento gentilmente concesso per la prova da Niccolai Grandi Magazzini della Musica di Vicopisano (Pisa ) Scheda tecnica Takamine GSC5CE-NG Tipo: chitarra classica cutaway elettrificata Costruzione: Cina Distributore: www.gold-music.it Top: cedro (massello) Fondo e fasce: noce (laminato) Manico: mogano Tastiera e ponte: palissandro Tasti: 19 Scala: 650 mm Nut e traversino: osso sintetico Elettronica: TP-E Preamp Prezzo: € 475 (IVA inclusa) L'articolo Chitarra classica Takamine GSC5CE-NG proviene da Fingerpicking.net.
(di Marco Alderotti) – La musica è un divertimento e – perché no, di questi tempi – è fatta anche di piccole cose spesso da gustare da soli, a casa sul divano, o addirittura nella nostra camera da letto (io abitualmente suono in camera ad orari assurdi…). Detto questo, vorrei farvi una domanda: a chi non è venuto in mente di comprarsi una chitarra dalle dimensioni piccole, comoda da suonare, dal prezzo più che contenuto e addirittura elettrificata, da poter usare anche in situazioni live? Be’, sicuramente siamo predisposti in molti agli acquisti facili (GAS!) e qualsiasi scusa è un pretesto per portarsi a casa una nuova sei corde. Sta di fatto che, grazie al mio negoziante di fiducia, recentemente ho testato un nuovo modello di casa Takamine davvero interessante, con un buon timbro e dal rapporto qualità/prezzo molto appetibile. La GY11ME del colosso nipponico è una chitarra acustica elettrificata che fa parte della serie G, con dimensioni davvero contenute, in stile parlor, ma tutto sommato con un timbro ‘adulto’ e convincente per molti contesti musicali. Fabbricata in Cina con una produzione molto attenta e ben realizzata, la nuova Takamine è costruita interamente in mogano, con top in massello e fasce e fondo in laminato di buona qualità, con venature appariscenti che donano eleganza allo strumento e suscitano un desiderio di possesso. Anche il manico è realizzato in mogano, con una sezione tondeggiante e molto scorrevole, che apprezzo per comodità. Sia il capotasto che il traversino sono in Tusq bianco, con un nut di 42,8 mm e una scala di 648 mm. Sia la tastiera che il ponte sono in palissandro di discreta qualità. Sulla tastiera sono installati dei minidot in perloid, e i ventuno tasti disponibili sono montati correttamente ma con i bordi – a parer mio – migliorabili in fase di rifinitura. La paletta di tipo slotted monta sei meccaniche die-cast cromate, morbide nel funzionamento, con una tenuta dell’accordatura soddisfacente, mentre il binding lungo il corpo è realizzato in nero con fili bianchi, tema ripreso anche per la rosetta attorno alla buca. La chitarra ha finitura lucida ben applicata ed è amplificata di serie, con il sistema proprietario TP-4T (solo piezo). Lo strumento, benché sia di fascia medio-bassa, è costruito molto bene, con una cura nei dettagli impressionante. Anche dentro la buca trovo molta pulizia, con innesti precisi e senza alcuna sbavatura. La suonabilità è molto buona grazie alle dimensioni del corpo e al buon setup di fabbrica, anche se per la mia mano il manico è un po’ strettino, per cui ho bisogno di suonare qualche minuto prima di entrare in sintonia con lo strumento. Che dire… il suono c’è, senza ombra di dubbio, con un timbro caldo, ricco e corposo, con frequenze alte presenti, ma mai fastidiose. Lo strumming è pane per i suoi denti, ma la GY11ME è interessante anche per suonarci del buon blues e in generale parti a solo. Come ho già detto, lo strumento è amplificato con il preamp integrato TP-4T, montato direttamente sulla spalla superiore e – come gran parte dei sistemi proposti da Takamine – un po’ ingombrante e non bellissimo da vedere. Il preamplificatore è costituito da un equalizzatore attivo a 3 bande, un volume generale, un accordatore e un indicatore di batteria scarica (la solita 9 V). Collegata la chitarra a un amplificatore, il divertimento non tarda ad arrivare, con un suono convincente e dettagliato, indicato principalmente per accompagnare la voce, ma anche per tutte le situazioni in cui si richiede uno strumento semplice, funzionale, economico e con un estetica accattivante. Anche usando il thumbpick i risultati mi sono piaciuti, sia per nitidezza che per dinamica. Consigliata a tutti, dal principiante al professionista o a chi necessita di un buon muletto che non passi inosservato. Passata a pieni voti . marcoalderotti1966@gmail.com Strumento gentilmente concesso per la prova da Niccolai Grandi Magazzini della Musica di Vicopisano (Pisa ) Scheda tecnica Takamine GY11ME Tipo: chitarra acustica elettrificata Costruzione: Cina Distributore: www.gold-music.it Top: mogano (massello) Fasce e fondo: mogano (laminato) Manico: mogano Tastiera e ponte: palissandro Nut e traversino: Tusq bianco Meccaniche: die-cast cromate Scala: 648 mm Tasti: 21 Elettronica: TP-4T Prezzo: € 369 (IVA inclusa) L'articolo Chitarra acustica Takamine GY11ME proviene da Fingerpicking.net.
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